I capelli vellus possono tornare capelli normali?

In un recente articolo scientifico, alcuni noti ricercatori in campo tricologico si interrogano sui capelli miniaturizzati dalla calvizie comune che molto difficilmente possono tornare capelli normali. Formulano la loro ipotesi riscoprendo studi del passato che forse avevano scoperto la causa. Vediamo quale potrebbe essere.

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I capelli che ricrescono

In questa recente pubblicazione, due ricercatori britannici e il belga Van Neste si pongono il problema dei capelli miniaturizzati dalla calvizie comune. Questi anche con i più efficaci trattamenti difficilmente tornano terminali, ossia di spessore normale. Infatti, il ricercatore belga ha dimostrato in diversi studi svolti che la ricrescita ottenuta con minoxidilfinasteride e altri antiandrogeni avviene prolungando la fase di crescita, l’anagen, di capelli intermedi oppure accorciando la fase di pausa, il kenogen.

Si fa presto a dire “capelli vellus”

I capelli miniaturizzati dalla calvizie comune vengono chiamati “vellus“, ma secondo i ricercatori sarebbero solo “simil-vellus“. Si tratta di capelli che crescono al massimo fino a 3 cm e che hanno un diametro inferiore ai 40 micrometri (millesimi di millimetro). Sono i capelli miniaturizzati dalla calvizie che non coincidono con vellus tout court, i quali sono i peletti chiari che ricoprono tutto il corpo e che abbondano anche nello scalpo non soggetto a calvizie.

Il muscolo fa la differenza

Per gli autori della pubblicazione scientifica, i capelli vellus dello scalpo propriamente detti non sarebbero dotati di muscolo erettore del pelo. Invece, i “simil-vellus“, che già erano capelli terminali (ossia avevano un diametro superiore a 60 micrometri), hanno mantenuto almeno qualche vestigia di questo muscolo. In questo modo, si può quindi distinguere tra i due tipi di mini-capelli, quelli che lo sono sempre stati e quelli che lo sono diventati.

Scendere in profondità

I capelli più sani e robusti hanno il bulbo dei follicoli alla maggiore profondità, mentre i capelli più fini e a crescita ridotta sono ancorati più superficialmente. I primi studi che hanno individuato questa differenza tra i capelli non soggetti a calvizie e i capelli affetti da questa condizione risalgono addirittura alla fine dell’800.
Nel 1883, il dermatologo statunitense L.A. Dhuring scopriva che i follicoli dei capelli sono avvolti da una specie di “cestino” di tessuti elastici.

Fig.1: I corpi di Arao-Perkins (dal sito della S.I.Tri. Società Italiana di Tricologia).

I corpi di elastina

Più di recente vennero individuati i cosiddetti “corpi di Arao-Perkins“, sotto la base del follicolo soggetto a miniaturizzazione. Questi, in un certo senso, tracciano la storia del processo di miniaturizzazione con il succedersi dei cicli di vita del capello. Questi corpi “simili all’elastina si dispongono sotto il bulbo pilifero affetto da calvizie alle successive quote sempre più superficiali raggiunte dal bulbo in via di miniaturizzazione.

Un blocco alla ricrescita?

I ricercatori ipotizzano che questi strati di elastina alterata strutturalmente impediscano al follicolo di tornare alla profondità originaria costringendolo a collocarsi sempre più in superficie e così a risultare sempre più piccolo ed esile. Si tratterebbe di elastosi, ossia di un’alterazione del tessuto elastico del derma che è tipica peraltro dell’invecchiamento cutaneo.

Il ruolo degli androgeni

Questa ipotesi non scarta la questione degli androgeni nella calvizie comune o alopecia androgenetica. Al contrario, indica negli androgeni i responsabili di questi cambiamenti strutturali dell’elastina che si trova attorno al follicolo. In particolare, gli androgeni agirebbero attraverso il TGF-beta. Questo fattore induce il catagen, ossia la fase di arresto della crescita nel ciclo di vita del capello. È lo stesso fattore la cui produzione viene indotta degli androgeni nella papilla dermica del follicolo e che accorcia il ciclo di vita dei capelli.

Invece, il TGF-beta nella cute incrementa il ricambio della matrice extracellulare e aumenta la sintesi di elastina. Viene pertanto usato in alcuni preparati antirughe.

Fig.2: Il famoso caso del camionista con il viso invecchiato dal sole solo dal lato del finestrino. Il fotoinvecchiamento è il caso più comune di elastosi cutanea.

Elastina insolubile

L’elastina è presente attorno al follicolo in crescita e non affetto da calvizie. Per questo, i ricercatori fanno presente che i tessuti elastici svolgono un ruolo positivo per la crescita dei capelli, tanto che la mancanza di elastina intorno ai residui fibrotici dei follicoli sono caratteristici delle alopecie cicatriziali dove il follicolo viene distrutto. Nei follicoli sani, l’elastina permette al follicolo di tornare alla profondità cutanea precedente con il nuovo ciclo di vita. Questo probabilmente avviene tramite il rilascio di enzimi come l’elastasi e la collagenasi che solubilizzano l’elastina.

Estrogeni

Tra gli esempi fatti dagli autori della pubblicazione relativi a una significativa crescita dei capelli c’è quello classico della gravidanza. Infatti, gli ormoni rilasciati durante la gravidanza e, in particolare, gli estrogeni rendono cute e capelli migliori. Gli estrogeni dovrebbero avere appunto un ruolo opposto a quello degli androgeni nel favorire la ridiscesa del follicolo dei capelli alla profondità da cui era partito con fattori di crescita gli enzimi che ammorbidiscono l’avvolgimento di elastina.

Minoxidil

Viene anche fatto l’esempio del noto farmaco topico contro la calvizie, minoxidil. In questo caso, lo si cita per la produzione di elastina sulle cellule della muscolatura liscia dell’aorta. In realtà, minoxidil è noto per contrastare il collagene e anche per questo è da alcuni temuto per la formazione di rughe sul viso. Eventualità che è di fatto smentita da decenni di utilizzo da parte delle moltitudini di utilizzatori. Tuttavia, se si parte dagli studi di Van Neste, i quali indicano che gli attuali trattamenti contro la calvizie e quindi anche minoxidil non portano a recuperare i capelli miniaturizzati, questa ipotesi andrebbe scartata perché contraddittoria.

Terapie meccaniche

Contro la fibrosi perifollicolare sono state adottate negli anni anche varie terapie di tipo fisico e meccanico. Si tratta di massaggi più o meno intensi, ginnastica dello scalpo e l’utilizzo di microaghi a rullo o con le penne da microneedling. Soprattutto il microneedling potrebbe rompere i legami fibrotici e rendere più facile la discesa dei follicoli più in profondità con un nuovo ciclo. Questo tipo di approccio non viene però preso in considerazione dagli autori della pubblicazione che sono di scuola europea, quando gli studi che hanno testato questo tipo di trattamenti sono quasi tutti asiatici.

Fig. 3: Risultati con il metodo Follica dopo meno di tre mesi.

Follica e dintorni

In quest’ottica, il metodo Follica che punta alla nascita di nuovi follicoli potrebbe invece essere proficuo per il ripristino di capelli intermedi e terminali a partire dai miniaturizzati. Attualmente questo metodo prevede, oltre al microneedling bisettimanale a una profondità di 0,8-1 mm, l’utilizzo giornaliero del classico minoxidil al 5%. Alcuni studi clinici e diverse sperimentazioni private documentate hanno mostrato buoni se non ottimi risultati con microneedling e minoxidil.

Considerando che la tecnica del microneedling viene usata principalmente per ringiovanire la cute del viso, si può ipotizzare che anche il trattamento dello scalpo porti alla produzione di elastina al posto della simil-elastina che impedisce ai follicoli di ridiscendere in profondità nel derma.

GABA ed elastina

Gli autori dell’articolo scientifico invitano i ricercatori ad approfondire questo argomento, ma mettono in evidenza anche un possibile trattamento. Si tratta dell’acido gamma-amminobutirrico, più noto al pubblico come GABA. Questo perché uno studio recente ha mostrato che GABA  induce la sintesi di elastina e la formazione delle sue fibre da parte dei fibroblasti della cute.

E la prolattina?

Come abbiamo scritto più volte in alcuni recenti articoli, una vera e propria cura della calvizie potrebbe rivelarsi l’utilizzo degli anticorpi monoclonali del recettore della prolattina. Viene da chiedersi se ci sono punti di contatto tra questa cura e quanto evidenziato dagli autori di questo articolo scientifico. Il primo punto di contatto riguarda i macachi dalla coda mozza su cui sono stati sperimentati gli anticorpi antiprolattina. Nell’articolo, infatti, vengono citati gli studi di più di 50 anni fa che hanno scoperto come l’alopecia di cui soffrono questi primati sia del tutto analoga alla calvizie comune dell’uomo.

Dopo questi studi sui macachi, sono stati testati su questi animali tutti i farmaci poi approvati per la cura della calvizie come finasteride e minoxidil.

Capelli vellus: il parallelo tra uomini e macachi

Lo studio del giapponesi Uno e Adachi e altri sui macachi risalgono al 1967-68. Proprio in uno di questi studi, è stato rilevata la differenza tra peli vellus e simil-vellus, ossia peli miniaturizzati dall’alopecia. Questi ultimi, infatti, mantengono il muscolo erettore del pelo e questa rilevazione è stata fatta utilizzando la colorazione dell’elastina per individuare la presenza di queste piccolissime fibre muscolari. Nel 1975, Lattanand e Jhonson riscontrarono la stessa differenza analizzando i follicoli umani affetti da calvizie comune maschile.

Fig. 4: Un caso di alopecia psicogena. Potrebbe essere utile il GABA?

GABA, prolattina e stress

Vi è poi un legame tra il GABA, proposto come possibile trattamento dagli autori del testo scientifico, e la prolattina, dal momento che questo aminoacido sarebbe un regolatore della prolattina. Più forte è forse il collegamento tra lo stress e GABA. Quest’ultimo, infatti, è un neurotrasmettitore inibitorio del sistema nervoso centrale e sono agonisti del suo recettore, quindi hanno azione simile, i calmanti, i sonniferi e i miorilassanti come le benzodiazepine.

Lo stress è sempre stato considerato un fattore che incide sulla salute dei capelli anche se non è una causa diretta di calvizie. Tuttavia, la cosiddetta alopecia psicogena spesso si sovrappone alla calvizie comune peggiorando la situazione.

Limiti e prospettive dell’ipotesi

Quella degli autori di questa pubblicazione è solo un’ipotesi sul ruolo dell’elastina nella calvizie. Tuttavia, è un’ipotesi che ha un buon fondamento per le scoperte degli  studi portati a supporto. Queste, anche se non recenti e trascurate negli ultimi anni, sono da considerarsi ormai acquisite. Importante per l’autorevolezza di questa pubblicazione è anche il fatto che ne sia coautore il dr. Van Neste che da anni conduce studi molto accurati che hanno evidenziato che i trattamenti efficaci contro la calvizie non permettono di recuperare la maggior parte dei capelli miniaturizzati.

Capelli vellus: due ulteriori ipotesi

Su queste basi si potrebbero aprire due ulteriori ipotesi. La prima è che un trattamento di successo sull’elastina dei follicoli miniaturizzati affetti da calvizie completi il recupero attuato dalle terapie più efficaci come finasteride con minoxidil. In questo caso, si dovrebbe aggiungere ai trattamenti standard contro la calvizie almeno un trattamento che operi efficacemente sulla ridiscesa in profondità nel derma dei follicoli curati. La seconda ipotesi è che questo solo nuovo trattamento possa bastare per impedire o invertire il processo della calvizie comune.

Limiti della seconda ipotesi

Quest’ultima ipotesi è piuttosto ottimistica e si basa sull’eventualità che l’azione decisiva per ripristinare i capelli miniaturizzati dalla calvizie finisca per ribaltare quella sull’elastina dei follicoli anche per quanto riguarda gli anticorpi del recettore della prolattina sperimentati sui macachi. Cosa che resta tutta da dimostrare perché al momento non si conosce perché questa terapia risulti efficace contro la calvizie degli animali su cui è stata sperimentata.

 

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3 Commenti

  1. Speriamo in bene. Intanto sono partite le sperimentazioni con SMI, dai soliti sperimentatori pazzi dei forum Usa e c’è moderato ottimismo, anche perché al più sono arrivati a due mesi.

    Ciao

    MA – r l i n

  2. No, questo non l’ho visto, comunque mi pare una possibile buona notizia se dovesse funzionare a dosaggi più bassi perché costa comunque tanto e in questo modo se ne dovrebbe usare molto meno. Tuttavia bisognerebbe capire che valore ha questa tossicità dal vivo, perché se questo fosse vero chi lo sta usando da alcuni mesi dovrebbe aver combinato un disastro e invece stanno tutti continuando a usarlo.

    Ciao

    MA – r l i n

  3. E’ sempre stato così, finora, ossia prima ti curi la calvizie meglio è. I risultati con i trattamenti sono maggiori se la calvizie è fresca. Anche nell’ultimo articolo della home veniva fuori questa cosa. Peraltro i risultati sembrano provenire dai follicoli dormienti in cui il kenogen si allunga a dismisura, i vellus restano invariati sia che fossero preesistenti alla calvizie sia che prima fossero dei terminali. Il numero di follicoli dello scalpo diminuisce con l’età con aga o senza però, quindi secondo me, alla fine si ha anche uno smaltimento dei follicoli inattivi.

    Ciao

    MA – r l i n

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