Calvizie a prova d’estate, acqua e luce solare

La densità della capigliatura e la copertura del cuoio capelluto sono messe a dura prova d'estate. L'acqua e la luce più intensa possono infatti far apparire la capigliatura meno folta. Non tutto il male però viene per nuocere. Vediamo perché e quale soluzioni sono disponibili.

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tutti i diritti riservati riproduzione consentita purchè sia citata la fonte "www.calvizie.net"

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Le scale falsate

Nello scorso articolo, abbiamo visto come la valutazione del grado di severità della calvizie secondo le classiche scale Hamilton e Ludwig possa risultare erronea se sottoposta a più attenti esami. Nella pubblicazione dello specialista Van Neste, vengono riportati dei casi in cui i capelli lunghi e spesso chiari finiscono per dare un effetto di copertura alla capigliatura che nasconde alla vista gradi di severità superiori alle apparenze.

La prova dei capelli bagnati

Probabilmente, si può pervenire alle stesse conclusioni, senza bisogno di sofisticate fotografie prese con vari accorgimenti, solo bagnando i capelli dei pazienti. L’acqua rende più scuri i capelli ed esalta il contrasto con la pelle chiara dei pazienti. Inoltre, il capello bagnato si aggrega a ciuffi e lascia più scoperto lo scalpo, quanto più lo scalpo è diradato.

Un problema estivo

L’evidenziare in pubblico una calvizie comune che magari può passare inosservata a capelli asciutti è un tipico problema estivo legato alla stagione balneare. Anche se l’accesso alle piscine riscaldate rende questo un problema non solo stagionale, possiamo dire che d’estate questo avviene più di frequente e alla presenza di molte più persone, se si pensa all’affollamento di spiagge e piscine all’aperto nella bella stagione.

Fig.1: I capelli bagnati possono mostrare per tempo i diradamenti dovuti alla calvizie.

Il lato positivo

Il lato positivo di questo problema è che con i capelli bagnati si può arrivare a comprendere il grado di severità della propria calvizie prima che questa sia troppo estesa e difficile da trattare per avere un recupero esteticamente valido. Lo stesso si può dire per chi si sottopone a trapianto dei capelli. La prova dell’acqua può mostrare quanto il trapianto sia risultato efficace nel dare copertura al cuoio capelluto.

La luce solare

I capelli bagnati d’estate in seguito alle attività balneari sono un evento normale, ma che può anche essere evitato. Non è così invece per la luce solare estiva, una luce che è molto più intensa e diretta che nelle altre stagioni e che mette in risalto i difetti della capigliatura e, in particolare, i diradamenti illuminando la cute dello scalpo.

Luce calda, fredda e neutra

La luce cosiddetta calda è una luce che tende verso il colore rosso. Al contrario, la luce cosiddetta fredda è una luce che tende verso il colore blu. Nel mezzo di questa scala, vi è la luce neutra o naturale che è quella del sole a mezzogiorno ed è in pratica la luce bianca. La luce calda da un effetto di maggiore densità sulla capigliatura, mentre la luce naturale e quella fredda tendono a evidenziare i diradamenti della calvizie.

In pratica, anche l’utilizzo di fotografie con il flash può servire per valutare il reale grado di severità della calvizie.

Fig.2: I diversi tipi di luce in base alla variazione della temperatura (in scala Kelvin).

Colore dei capelli e della cute

Nella pubblicazione di Van Neste, i casi fotografici riportati per dimostrare l’errore di valutazione del grado di calvizie sono tutti casi di capelli chiari su soggetti dalla pelle chiara. Anche il contrasto tra il colore dei capelli e il colore della pelle del cuoio capelluto possono incidere sulla valutazione del grado si severità della calvizie. Maggiore è il contrasto tra colore dei capelli e colore della cute, più una capigliatura non tanto densa può apparire diradata.

Gli abbinamenti migliori

In base a queste considerazioni, emergono due combinazioni che contribuiscono ad attenuare la valutazione del grado di calvizie: i capelli molto chiari sulla cute molto chiara o i capelli molto scuri sulla cute altrettanto scura. Difficile comunque che le tonalità di capelli e cute dello scalpo siano identiche. In questo senso, i capelli bianchi sulla cute chiara possono dare l’impressione di una migliore copertura anche con una capigliatura non perfetta come densità.

Polveri e microfibre

In base a questi principi si utilizzano i prodotti coprenti, i cosiddetti “concealers”. I più elementari rendono opaca la cute con delle polveri che impediscono che si intraveda la lucentezza dello scalpo tra i capelli. Ma l’effetto di mostrare una capigliatura folta lo possono dare solo le microfibre di cheratina dello stessa tonalità dei capelli. Le microfibre si legano elettrostaticamente ai fusti dei capelli anche molto fini rendendoli delle dimensioni dei capelli spessi, i cosiddetti capelli terminali.

Fondotinta e spray coloranti

Un’altra tecnica coprente molto efficace prevede l’utilizzo di appositi fondotinta che danno al cuoio capelluto il colore delle varie capigliature opacizzandole con le stesse sfumature di colore. Pettinando o spazzolando i capelli, le polveri del fondotinta si depositano sui capelli stessi ispessendoli e garantendo un doppio effetto infoltente. Un’azione analoga hanno anche gli spray coloranti che spruzzano il colore della capigliatura prescelto sullo scalpo e sui capelli.

Fig.3: Come agiscono le microfibre di cheratina.

A prova d’acqua

I prodotti “water resistant” sono resistenti al sudore, all’umidità e alla pioggia non intensa. Invece, i prodotti “waterproof”, ossia a prova d’acqua, consentono anche di affrontate bagni al mare, in piscina e docce senza svanire. Le microfibre di cheratina, i fondotinta per i capelli e gli spray coloranti sono tutti prodotti resistenti all’acqua. Le microfibre possono avere un effetto che si avvicina al waterproof se utilizzate con gli appositi spray fissativi. I fondotinta e gli spray hanno, invece, una migliore resistenza all’acqua, perché tendono a disperdersi meno nell’acqua anche se totalmente immersi.

La cheratina mancante

La quantità di microfibre di cheratina necessaria a dare l’impressione di foltezza a una capigliatura rappresenta l’equivalente della produttività mancante a una capigliatura affetta da calvizie. Si pensi agli studi di Van Neste, in cui viene misurata la differenza di cheratina prodotta nelle capigliature sane e nei vari gradi di calvizie secondo la scala Hamilton. Fatta 100 la produttività media di una capigliatura sana, la capigliatura affetta da calvizie arriverebbe a produrre solo il 30% di cheratina. Con i trattamenti contro la calvizie ci si può riportare al 60-70%. Questo quantitativo, se distribuito omogeneamente, potrebbe essere sufficiente a dare una copertura adeguata al cuoio capelluto.

Una modesta quantità

Chi utilizza microfibre di cheratina per infoltire la propria capigliatura applica ogni volta un quantitativo che è grosso modo equivalente alla cheratina che non viene prodotta dai capelli affetti da calvizie. Si tratta normalmente di meno di un grammo di microfibre, ossia una quantità piuttosto modesta. Anche se le microfibre possono essere applicate ogni giorno, questo piccolo quantitativo non è quello giornaliero, ma rappresenta addirittura tutta la cheratina non prodotta stabilmente nelle zone dello scalpo che mostrano calvizie.

La densità fa la differenza

Il problema della calvizie si può ridurre alla mancata produzione di meno di un grammo di cheratina? In realtà, la cheratina mancante per avere una buona copertura delle aree diradate dalla calvizie può essere ugualmente prodotta con il progressivo allungamento dei capelli esistenti per quanto radi possano essere. La differenza tra la buona copertura delle microfibre e quella inadeguata lasciando allungare i capelli esistenti sta nella mancanza di densità.

Quale densità?

La densità viene misurata di solito con n/cm2 dove “n” è il numero di capelli non miniaturizzati presenti in un centimetro quadrato. Altri specialisti preferiscono fare riferimento alle UF, le unità follicolari, che possono avere più follicoli e capelli. In particolare, nel contesto della chirurgia dei capelli vengono spesso utilizzate le UF/mm2, le unità follicolari al millimetro quadrato. In questo caso, il valore a cui tendere per una copertura efficace è di 1 UF/mm2. L’utilizzo di un’unità di misura della superficie così ridotta è più appropriata per dare valore all’omogeneità della distribuzione dei capelli. Infatti, in un cm2 i capelli non miniaturizzati potrebbero essere anche presenti in numero adeguato, ma distribuiti su questa superficie in modo poco omogeneo.

Una questione di spessore

La produzione di cheratina che viene a mancare con la calvizie è soprattutto quella che va in senso orizzontale rispetto al cuoio capelluto. In altre parole, nelle zone diradate mancano dei capelli, ma soprattutto mancano dei capelli spessi, quelli con diametro superiore ai 40 micron. Le microfibre fanno diventare capelli terminali i tanti capelli miniaturizzati delle zone diradate riempiendo orizzontalmente gli spazi vuoti, ossia fornendo la copertura mancante.

La produzione verticale di cheratina è, quindi, secondaria, ma non è trascurabile. Infatti, con i capelli più lunghi servono meno microfibre per avere la stessa copertura.

Test con i prodotti coprenti

La quantità utilizzata di prodotti coprenti, se monitorata nel medio periodo, può essere indicativa delle variazioni nella produzione di cheratina del cuoio capelluto. I peggioramenti della calvizie richiederanno l’utilizzo di un prodotto più coprente, viceversa i miglioramenti porteranno a un progressivo minore utilizzo.
Ovviamente queste valutazioni avranno bisogno di un certo periodo di tempo in cui non dovranno variare le abitudini legate alla cura dei capelli. In particolare, sarà importante sottoporsi al taglio dei capelli con la stessa frequenza e con la stessa lunghezza.

Anche l’efficacia dei trapianti di capelli può essere sottoposta allo stesso test dei prodotti coprenti. Questo perché anche con i trapianti in molti casi non si raggiunge la copertura ideale su tutto il cuoio capelluto.

Fig.4: Alcuni esempi di tecniche di tricopigmentazione con capelli lunghi.

Soluzione di lungo periodo

I prodotti coprenti della capigliatura appartengono al trucco cosmetico applicato ai capelli. L’equivalente del trucco permanente e semipermanente, è invece, la tricopigmentazione. Il concetto alla base è lo stesso dei prodotti coprenti, ossia quello di simulare quella produttività orizzontale mancante che è alla base di una buona copertura. La tricopigmentazione è, quindi, la versione permanente dei fondotinta per i capelli. Anche se alla tricopigmentazione manca l’effetto infoltente della polvere dei fondotinta sui fusti dei capelli.

Pigmenti stabili

Questa tecnica evidenzia che la produttività in senso orizzontale stretto può essere sufficiente per dare l’effetto di una valida copertura. Presenta il vantaggio di essere resistente all’acqua di bagni, docce e shampoo per diverso tempo. L’effetto può, infatti, durare anche alcuni anni senza altri interventi di mantenimento. Tende però a svanire progressivamente nel corso di questo tempo.

Permanenza e semipermanenza

La tricopigmentazione permanente prevede pigmenti superiori ai 20 micron che non vengono smaltiti dal sistema immunitario. Può essere rimossa solo con il laser e, quindi, danneggiando i follicoli ancora esistenti. Si può deteriorare e, quindi, necessita di interventi di manutenzione. La semipermanente utilizza pigmenti inferiori a i 20 micron che vengono progressivamente smaltiti dal sistema immunitario.

Rispetto ai prodotti coprenti la tricopigmentazione presenta costi maggiori e lo svantaggio di non poter rimediare a errori o a cambiamenti di stile nonché all’evoluzione della situazione tricologica o cutanea.

 

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