Kintor pirilutamide (KX-826): i risultati sulla calvizie

Sono stati pubblicati i tanto attesi risultati della fase II dello studio KX-826 (pirilutamide) di Kintor nei maschi affetti da alopecia androgenetica. Vediamoli in dettaglio.

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Data di revisione
1916

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KX-826: la pubblicazione attesa

Era attesa da tempo la pubblicazione dei risultati della fase II di sperimentazione del farmaco a uso topico KX-826, ossia la pirilutamide sviluppato dall’azienda farmaceutica cinese Kintor Pharmaceutical.

Cos’è la pirilutamide?

Pirilutamide (KX-826) è un trattamento topico in fase di sviluppo per bloccare localmente la segnalazione mediata dagli androgeni invece di ridurne i livelli sistemici. Il suo metabolita ha un’attività agonista del recettore degli androgeni (AR) che è risultata molto ridotta in vivo, riducendo così gli effetti collaterali. Attualmente l’azienda biotech cinese Kintor sta sviluppando la pirilutamide come potenziale primo farmaco topico della categoria per il trattamento dell’alopecia androgenetica e dell’acne vulgaris. Il brevetto è valido fino al settembre 2030.

KX-826: fine della fase II

Di recente, sono stati resi noti ufficialmente i risultati positivi dello studio in occasione del 6° incontro annuale della Società Cinese di Ricerca sui Capelli. A farlo è stato il professor Jianzhong Zhang dell’Ospedale del Popolo dell’Università di Pechino, uno dei principali sperimentatori dello studio clinico di fase II della pirilutamide in Cina per il trattamento dei pazienti maschi affetti da calvizie. 

Fig.1: La scala Norwood della calvizie comune maschile.

KX-826: il test

Lo studio comprendeva 120 soggetti di sesso maschile con livelli di calvizie secondo la scala Norwood pari a 3 Vertex, 4 e 5. I gruppi comprendevano KX-826 2,5 mg (0,25%) due volte al giorno, 5 mg (0,5%) al giorno, 5 mg due volte al giorno e placebo quotidiano e due volte al giorno. La verifica finale primaria era la variazione nella conta dei capelli non miniaturizzati nell’area obiettivo dall’inizio del trattamento alla 24° settimana.

La sicurezza

Per quanto riguarda la sicurezza, il profilo di sicurezza complessivo di KX-826 è risultato buono e gestibile. Non si sono verificati eventi avversi gravi, reazioni avverse al farmaco o decessi. Dopo 14 giorni di uso topico, i livelli di concentrazione ematica di KX-826 erano compresi tra 0,3 e 4,1 ng/ml, mentre i livelli del suo metabolita KX-982 erano compresi tra 0,4 e 10,4 ng/ml. La concentrazione di farmaco penetrato nel sangue per via percutanea in ciascun gruppo di dosi è pertanto risultata bassa.

L’incidenza delle reazioni avverse al farmaco è stata del 16,1%, la più comune delle quali è stata il prurito cutaneo. Non sono stati riportati eventi avversi gravi o reazioni avverse gravi al farmaco.

L’efficacia di KX-826

Per quanto riguarda l’efficacia, il gruppo KX-826 (0,5%) 5 mg usato due volte al giorno ha dimostrato un miglioramento significativo nella conta dei capelli dell’area obiettivo rispetto alla situazione iniziale con un aumento medio di 22,73 capelli per cm2 e rispetto al gruppo placebo che ha fatto registrare un aumento netto medio di 15,34 capelli per cm2 dopo 24 settimane di trattamento. 

Le varie sperimentazioni Kintor

La pirilutamide è il primo antagonista topico del recettore degli androgeni ad essere entrato nella fase III della sperimentazione clinica della calvizie comune a livello mondiale. Infatti, a fine novembre 2021 è stata inoltrata la richiesta ufficiale per lo studio di sperimentazione clinica di fase III della pirilutamide per il trattamento dei pazienti maschi affetti da AGA che è stata approvata dall’Agenzia nazionale cinese per i farmaci (NMPA) . È inoltre in corso in Cina lo studio clinico di fase II per il trattamento di pazienti AGA di sesso femminile. Parallelamente è in corso negli Stati Uniti lo studio clinico di fase II di pirilutamide per il trattamento di pazienti maschi affetti da calvizie comune.

Comparazione con gli anti-DHT

I dati della pirilutamide mostrano un’efficacia simile a quella che in alcuni studi di pari durata hanno fatto registrare i farmaci anti-DHT orali come finasteride e in particolare la più potente dutasteride. Le versioni topiche di questi farmaci che dovrebbero rappresentare una comparazione più adeguata per un topico come la pirilutamide, sono ritenute meno efficaci di quelle orali e sistemiche. Pertanto il KX-826 risulterebbe una soluzione per chi teme l’assunzione degli anti-dht orali a causa dei possibili effetti collaterali.

Fig.2: I risultati di minoxidil, finasteride e dudasteride in termini di numero di capelli terminali per cm².

Comparazioni non omogenee

Va comunque detto che la densità media dell’area obiettivo di 1 cm2 presenta dei lati deboli per quanto riguarda le comparazioni tra i vari studi. Infatti, in molti studi vengono prese come aree obiettivo le cosiddette “zone di transizione” che sono limitrofe alle zone diradate dalla calvizie. Il dato in valore assoluto, ossia in numero di capelli cresciuti con il trattamento, andrebbe fornito insieme al valore espresso in percentuale. Questo perché la percentuale può dare un’idea migliore di quanti capelli si aggiungono in seguito al trattamento nelle zone diradate, ossia su quelle più bisognose di recuperare densità.

Terminali e densità

I capelli che danno una copertura esteticamente valida sono i cosiddetti capelli terminali. Hanno un diametro superiore ai 35 micrometri o micron. In media quando non c’è diradamento si hanno circa 160 capelli terminali per cm2. I capelli chiari tipici delle persone di origine europea sono mediamente meno spessi, ma hanno densità maggiore che può anche superare i 200 capelli terminali per cm2. Purtroppo con la calvizie comune i diradamenti vengono notati quando la densità si dimezza scendendo sotto gli 80 capelli terminali per cm2. I trapianti non fanno altro che riportare a questa densità “minima” che ha ancora una resa estetica adeguata.

Zone diradate

Nelle zone dello scalpo fortemente diradate si possono trovare anche meno di 20 capelli terminali per cm2. Vale a dire circa un decimo della densità originale e circa un quarto della densità minima necessaria per avere un effetto esteticamente valido come quello di un buon trapianto. In un trapianto con 3000 unità follicolari (UF) si hanno di solito tra i 5000 e i 6000 capelli da posizionare su una superficie variabile. L’abilità del chirurgo starà proprio nel distribuire le UF in modo omogeneo inserendone di più dove c’è più scarsità di capelli terminali.

Prendendo un vertex, ossia la tipica “piazzetta”, di circa 50 cm2 con una densità media di 20 terminali a cm2, dovrà inserire circa 30 UF da due capelli l’una per cm2 per avere una densità finale di 80 capelli terminali a cm2. In questo caso, si utilizzano per il vertex circa la metà delle UF estratte dall’area donatrice che avevamo ipotizzato in numero di 3000.

Fig.3: Zone con diverse densità all’interno dello stesso vertex.

Usando solo i trattamenti

Tornando a pirilutamide e ad altri farmaci antiandrogeni come finasteride e dutasteride pose si parte da una densità media di 20 terminali per cm2 si conterebbero alla fine solo 22 capelli terminali per cm2. Questi sarebbero però 100 capelli terminali in tutta la “piazzetta” di 50 cm2. Un bel numero complessivo, ma che a livello estetico non cambierebbe nulla. In compenso in aree vicine, cosiddette di transizione, dove magari la densità è ancora esteticamente valida con 80 o 100 capelli terminali per cm2, potremmo avere dopo alcuni mesi di trattamento una densità di circa 90-110 capelli per cm2 che darebbe una buona impressione di rinfoltimento in quelle zone. 

Un’analoga area di 50 cm2 nelle zone di transizione potrebbe vedere l’aggiunta anche di 500 capelli terminali. Se questo incremento avvenisse sulla “piazzetta”, seppur ancora insufficiente per raggiungere la densità da trapianto, non passerebbe inosservato.

Disuguaglianza e disomogeneità

L’effetto dei migliori trattamenti contro la calvizie appare impostato sulla disuguaglianza: i capelli crescono in maggior numero dove ce n’è meno bisogno. La crescita in zone non ancora apparentemente diradate ma limitrofi permette tuttavia di dare una maggiore copertura anche a queste ultime con la crescita dei capelli più vicini. Si potrebbe parlare di “mini-riportiche possono nascondere meglio le zone diradate. Se poi si considerano zone diradate di grandi dimensioni come il vertex si potrà constatare come queste non siano spesso omogeneamente diradate, ma presentino dei punti in cui vi è maggiore densità. In questi punti la ricrescita con i trattamenti è appunto proporzionale a una maggiore densità e quindi apporta più capelli terminali per cm2 all’interno della zona diradata contribuendo a una sua migliore copertura senza dover direzionare i fusti dei capelli come avviene con i riporti.

Trattamenti inevitabili

Da quanto detto sopra, potrebbe sembrare che i trattamenti contro la calvizie siano da scartare in favore dei trapianti di capelli. Invece, i trattamenti efficaci contro la calvizie sono spesso inevitabili anche se ci sottopone a dei trapianti. Infatti, molti chirurghi dei trapianti di capelli li prescrivono sia prima dell’intervento per avere una situazione migliore al momento dell’intervento, sia dopo per mantenere stabile, se non migliorare, il trapianto. Ben venga, quindi, un trattamento come pirilutamide che può essere usato topicamente insieme al minoxidil avendo efficacia comparabile a finasteride o dutasteride orali, ma senza i temuti effetti collaterali.

Concetti da ribadire

I risultati di fase II della pirilutamide finiscono per ribadire alcuni capisaldi del contrasto alla calvizie comune:

  1. L’azione antiandrogena, tra cui si annovera anche quella anti-DHT, serve generalmente a bloccare la calvizie;
  2. Per invertire il processo della calvizie e recuperare maggiore densità servono sostanze che attivano o prolungano l’anagen come il minoxidil, ma queste vanno abbinate agli antiandrogeni altrimenti finiscono per non essere efficaci;
  3. Intervenendo con tempestività si può probabilmente utilizzare solo gli antiandrogeni e forse, solo una trattamento per attivare o prolungare l’anagen, almeno per un po’ di tempo.

Fig.4: Il programma di sviluppo e sperimentazione dei farmaci della Kintor Pharmaceuticale (Credits: Folliclethought). 

Oltre KX-826: l’altro farmaco Kintor

Kintor sta sviluppando anche un altro farmaco contro la calvizie. Si tratta di GT 20029 che non blocca il recettore degli androgeni come KX-826, ma addirittura lo degrada. È, quindi, più potente della pirilutamide e dovrebbe essere più efficace nel far ricrescere i capelli. Saremmo contenti di essere smentiti, ma ci azzardiamo a prevedere che anche questo trattamento topico servirà più che altro a bloccare la calvizie più che a invertirne il processo. Lo moderna ricerca sulla calvizie infatti è nata con gli esperimenti di Hamilton sui castrati. Questi, se predisposti geneticamente, sviluppavano calvizie  quando veniva somministrato il testosterone, l’ormone androgeno che si trasforma in parte in DHT. Al cessare della somministrazione di questo androgeno però i capelli non ricrescevano e la calvizie si bloccava al punto in cui era arrivata con la somministrazione dello steroide.

Restare obiettivi

L’introduzione di ogni nuovo trattamento contro la calvizie suscita in molti che ne soffrono la speranza che la novità possa essere risolutiva per riguadagnare la capigliatura perduta. Queste sono speranze non molto fondate perché mancano di obiettività. Questo non significa però che queste novità non rappresentino un passo avanti verso una migliore gestione di questa condizione. È appunto il caso anche dei prodotti sviluppati da Kintor, che è la prima azienda biotech a portare alla fase finale (fase III) della sperimentazione un antagonista del recettore degli androgeni da usarsi topicamente contro la calvizie comune.

 

APPROFONDIMENTI

KX-826: dalla Cina una futura cura contro la calvizie?

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Cure calvizie: il sorpasso di Kintor con KX-826

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11 Commenti

  1. Che c’entra? Se volevano fare un simil-minoxdil avrebbero fatto un’altra cosa, questo nasce per agire sui recettori degli androgeni (non solo del DHT, il recettore è sempre lo stesso…).

    Ciao

    MA – r l i n

  2. Beh, non esageriamo, non si tratta di un settore così strategico nella lotta per la leadership mondiale tra Cina e Usa. E non si pensi che renda poi così ricchi in eterno, i brevetti durano pochi anni e le cose che funzionano sono prontamente imitate e a volte anche migliorate.

    Ciao

    MA – r l i n

  3. Un degradatore di AR come l’UT-34 è già stato testato e comprato da vari GB.
    Ha provocato solo degli shedding pazzeschi (cosa non credo prevista dalla "scienza" ufficiale se si distruggono gli AR), quindi hanno sospeso gli acquisti di gruppo ormai…
    Non sarei tanto ottimista sul GT20029, ma spero di essere smentito, ovviamente.

    A questo punto è meglio Asc-J9, che già esiste e sembra dare discreti risultati (a parte il colore arancione 😂 )

  4. Sì il vecchio Asc-J9, il "primo" degradatore, andava bene e ci abbiamo "dormito sopra" per anni. Unico problema per essere un derivato non certo complesso della curcumina ha dei costi ancora eccessivi.

    Chissà questo UT-34 con cosa interferisce per dare degli effluvi sostenuti. Magari interferisce proprio con il T, dal T derivano gli estrogeni…

    Ciao

    MA – r l i n

  5. Boh, si può trovare comunque in giro:

    Però é studiato per uso orale, che sarebbe una follia per chi ha solo aga.
    Con il cancro é tutta un’altra storia.
    Topicamente però é risultato devastante per i capelli, chissà perché.

  6. Se è la famosa "interruzione della caduta" non è interessante, perché l’aga non da caduta, semmai la da l’effluvio, che se non è cronico termina a breve.

    Ciao

    MA – r l i n

  7. Credo che tutto si sia fermato non per risultati scarsi, ma per la pesante colorazione che il composto lascia.
    Questo porta chiunque a non essere più aderente alle cure e poi alla fine si smette.
    Funziona finché si fanno i test, poi alla prova pratica i futuri pazienti "paganti" non sarebbero stati altrettanto entusiasti.

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