DHT: cosa è, a cosa serve e il legame con la calvizie

Il DHT (diidrotestosterone) è considerato l’ormone androgeno per eccellenza, dopo il testosterone. Vediamo effettivamente cosa è, quali sono le sue funzioni principali e la sua correlazione con la calvizie comune.

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DHT

La definizione di DHT

Il diidrotestosterone (DHT) è un metabolita attivo del testosterone, il quale viene trasformato in DHT dagli enzimi 5 alfa reduttasi di tipo I, II e III. Il DHT è noto per essere l’androgeno con la più alta affinità di legame con il recettore degli androgeni AR. Esso si forma principalmente nella prostata, nei testicoli, nei follicoli piliferi e anche nelle ghiandole surrenali.

DHT: a che cosa serve?

L’ormone DHT gioca un ruolo chiave nello sviluppo dei caratteri maschili, tra cui la formazione dei genitali in età prepuberale, la crescita dei peli sul volto e sul corpo, e la profondità della voce. Inoltre, esso è prodotto già nell’utero materno, in quanto questo consente di formare correttamente l’apparato genitale maschile del futuro nascituro. Il diidrotestosterone non è solamente il responsabile dei cambiamenti fisici che contraddistinguono l’uomo dalla donna. Esso, infatti, è anche il motivo per cui la libido cresce. Addirittura, il DHT ormone ha un legame anche con le funzioni cerebrali, in quanto risulta coinvolto nei processi di apprendimento e di memorizzazione.

Invece, per quanto riguarda lo sviluppo della massa muscolare, il diidrotestosterone non sembra avere un ruolo particolarmente significativo. Come si legge in quest’articolo, infatti, a differenza del testosterone, il DHT può essere inattivato nel muscolo scheletrico per azione della 3-alfa-idrossisteroide-deidrogenasi, comportando uno ridotto potere anabolico e uno scarso effetto sull’ipertrofia muscolare.

E nelle donne?

A differenza di quello che si potrebbe erroneamente pensare, il DHT è presente anche nelle donne. Infatti, non esistono ormoni che appaiono in un solo sesso, ma semplicemente sono prodotti e presenti in diverse quantità.

Livelli e patologie: una premessa necessaria

Quando si sente parlare di DHT alto e DHT basso, si fa riferimento a un range di laboratorio che riporta valori generali di DHT. Tuttavia, è bene sapere che tali livelli sono utili al fine di diagnosticare un’eventuale patologia. Infatti, il DHT non è l’unico ormone androgeno presente e, per questa ragione, prima di parlare di disturbi, è necessario prendere in considerazione tutti gli altri valori ormonali. Di fatto, solo il 10% del testosterone viene convertito in DHT. Inoltre, i livelli di DHT nel sangue sono considerati poco informativi rispetto all’azione locale-periferica del diidrotestosterone.

Per cui, un livello di DHT troppo basso o troppo alto può essere visto come un campanello d’allarme per diagnosticare un disturbo, soprattutto se ci sono dei sintomi. Questi livelli devono essere percepiti più come un invito ad approfondire la propria situazione clinica e non come il punto di arrivo di una diagnosi certa. Come vedremo nel dettaglio nei prossimi paragrafi, questo è dovuto al fatto che l’attuale orientamento della ricerca ritiene che sia il diidrotestosterone prodotto nei tessuti quello che conti veramente.

DHT basso: cosa potrebbe comportare

Dato il ruolo cruciale del diidrotestosterone nello sviluppo maschile, un livello basso potrebbe essere la causa di più disturbi. In particolare, nella fase prenatale, il DHT basso può impedire la corretta formazione dei genitali maschili del feto. Di conseguenza, il bambino correrebbe il rischio di nascere ermafrodito e di danneggiare le proprie condizioni sessuali primarie. Invece, un livello di DHT inferiore alla media nell’età adolescenziale può determinare una scarsa peluria del soggetto e il mancato cambiamento del tono di voce. Infine, in età adulta, un livello basso di DHT può essere causa di problemi di eccitazionedisfunzione erettileeccessiva stanchezza e cambi repentini di umore.

dhtDHT alto: un campanello d’allarme

Allo stesso modo, anche un diidrotestosterone alto può essere il punto di partenza per diagnosticare altri disturbi. Innanzitutto, un DHT alto può alterare la produzione di sebo determinando problematiche legate sia alla pelle (acne) che ai capelli (infiammazione del cuoio capelluto e seborrea).

Un’altra patologia che presenta una correlazione con un livello elevato di diidrotestosterone è l’irsutismo. Con quest’ultimo, si intende la condizione patologica per cui un individuo di sesso femminile presenta un’eccessiva crescita di peli in zone non tipicamente soggette a ciò. Invece, si parla di ipertricosi quando si fa riferimento all’aumento della peluria ma in zone in cui i peli sono di norma già presenti.

Infine, l’elevato livello di DHT può contribuire anche all’insorgere dell’Ipertrofia Prostatica Benigna. Essa è un disturbo molto frequente negli uomini e comporta l’ingrossamento benigno della prostata. In genere, si tratta di una condizione patologica che si verifica con l’avanzare dell’età. Tra le possibili cause, vi sono i fattori ormonali (quali il DHT), nutrizionali e biochimici.

Quanto è rilevante il DHT circolante?

Come precedentemente anticipato, è bene far presente che gli ultimi anni di ricerca endocrinologica hanno portato verso una minimizzazione del ruolo del diidrotestosterone circolante (livelli alti e bassi), per non dire a un suo quasi annullamento. A sostegno di questa ipotesi, vi è il fatto che è stato somministrato T o DHT in diversi soggetti affetti da varie patologie della prostata (o anche sani) senza che vi sia stato un peggioramento. Questo proprio perché nella prostata le concentrazioni di DHT sono superiori anche di 20 volte a quelle del sangue, quindi c’è un effetto saturazione. Se c’è uno scambio tra DHT circolante e quello prodotto nella prostata è da quest’ultimo verso la circolazione sanguigna.

In realtà, si può parlare di omeostasi: i livelli di DHT nel sangue restano immutati e così anche quelli nella prostata. A questo, si aggiunge il fatto che il DHT si trova in un equilibrio instabile con il suo metabolita 3 alfa androstanediolo glucuronide, considerato da alcuni il migliore indicatore dell’attività periferica.

DHT capelli: il ruolo nella calvizie

Quello tra DHT e alopecia androgenetica non è un rapporto così diretto come molti possono erroneamente credere. Infatti, chi soffre di calvizie ha una predisposizione genetica a livello del singolo follicolo. Per cui, se vi è tale predisposizione, il follicolo e il relativo capello vanno riducendosi sempre di più fino a diventare particolarmente miniaturizzati (vellus) e sempre meno pigmentati. In caso contrario, non succede nulla. Di conseguenza, è sbagliato colpevolizzare il DHT per l’insorgere della calvizie. Il diidrotestosterone non è nient’altro che un messaggero. Non si tratta della quantità di DHT degli individui, ma della presenza maggiore di recettori androgeni nelle parti più soggette all’alopecia androgenetica.

Diidrotestosterone capelli: perché e come bloccarlo

Il diidrotestosterone è probabilmente l’ormone più prodotto a livello locale. Come abbiamo spiegato in un recente articolo, esso viene prodotto (sempre a livello locale) da altri percorsi oltre che dal percorso principale con le 5 alfa reduttasi. Di conseguenza, il testosterone non lo produce tutto. Ecco perché, come spiega quest’altro articolo, per bloccarlo possono servire anche altre sostanze che agiscono su altri enzimi.

 

APPROFONDIMENTI

DHT: come bloccarlo tutto?

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