Fumare fa perdere i capelli?

Il ruolo del fumo nell’alopecia androgenetica è stato dibattuto a lungo. Una pubblicazione ha esaminato la letteratura disponibile su calvizie comune e fumo. I dati disponibili mostrano che esiste un'associazione significativa tra fumo e calvizie. Vediamo perché.

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La pubblicazione

Fumare fa perdere i capelli? Il fumo è generalmente considerato un fattore negativo per la crescita dei capelli e il suo ruolo nella calvizie è stato a lungo dibattuto. In una recente pubblicazione, si è esaminata la letteratura scientifica per analizzare il ruolo del fumo nella calvizie comune, i possibili meccanismi con cui il fumo incide sui capelli e le evidenze disponibili per questa associazione.

La composizione del fumo

Il fumo di tabacco presenta sia una fase di particolato solido che una fase di gas volatile. I principali contenuti della fase solida includono nicotina, fenolo, catecolo, chinolone, anilina, toluidina, nichel, N-nitrosodimetilammina, benzantracene, benzopireni e 2-naftilammina. I principali contenuti tossici della fase gassosa includono monossido di carbonio, anidride carbonica, ossidi di azoto, acetone, cianuro di idrogeno, acroleina, ammonio, piridina, 3 vinilpiridina, formaldeide, N-nitrosodimetilammina e N-nitrosopirrolidina.

Molti di questi componenti hanno un ruolo nella calvizie comune.

fumoFig.1: Il fumo di sigaretta è composto di gas e di particolato solido con varie sostanze tra cui spicca la nicotina.

La nicotina

La nicotina e gli altri metaboliti entrano nell’organismo attraverso l’ingestione, l’inalazione, i cerotti transdermici, le creme topiche, ecc. Essa può arrivare nei capelli sia per assorbimento attraverso il sangue che per esposizione al fumo ambientale. L’assorbimento diretto dal sangue avviene attraverso la diffusione passiva dai vasi presenti alla base del follicolo pilifero ai cheratinociti in crescita, con un flusso sanguigno medio che determina la concentrazione di nicotina nei capelli.

Accumulazione nei fusti

I ricercatori hanno riscontrato una maggiore concentrazione di nicotina nelle punte dei capelli rispetto a quella rivenuta alla base, il che lo hanno attribuito a un’esposizione più lunga delle punte dei capelli al fumo ambientale. Su questa base, gli studi hanno suggerito che il livello di nicotina nei capelli può essere un possibile marcatore dell’esposizione al fumo a lungo termine.

I meccanismi con cui il fumo può accelerare la caduta dei capelli sono molteplici. Ecco quali.

Vasocostrizione

La vasocostrizione della microvasculatura cutanea da parte dei metaboliti della nicotina è un effetto importante del fumo acuto e cronico. Infatti, essa agisce amplificando l’effetto vasocostrittore dell’epinefrina e attenuando la vasodilatazione cutanea endotelio-dipendente indotta dall’acetilcolina.

Uno studio non recente sui lembi preauricolari per i trapianti dei capelli ha documentato un tasso di complicanze più elevato nei fumatori rispetto ai non fumatori. La vasocostrizione indotta dalla nicotina è, quindi, considerata un fattore di rischio per la necrosi post-operatoria dopo l’intervento. È comunque diventato un consiglio di routine per i pazienti quello di smettere di fumare prima del trapianto di capelli.

Effetto sul DNA

Il fumo di sigaretta provoca la ritenzione di addotti al DNA che possono causare danni al DNA sia nucleare che mitocondriale. Il fumo di sigaretta induce uno squilibrio dei sistemi proteasi/antiproteasi che svolgono un ruolo importante nel rimodellamento della matrice extracellulare durante la regressione del follicolo pilifero (fase catagen), influenzando così il ciclo di crescita del follicolo pilifero.

Effetto sui radicali liberi e sugli antiossidanti

In letteratura, sono disponibili molti studi che dimostrano l’effetto del fumo sui radicali liberi e sul sistema di ossidoriduzione, importante nel ciclo del capello. I metaboliti del fumo possono indurre stress ossidativo attraverso la generazione di radicali liberi e causare uno squilibrio dei sistemi antiossidanti. Ciò può indurre i cheratinociti follicolari a rilasciare citochine immunomodulanti come l’interleuchina (IL)-1 alfa, l’IL-1beta e il TNF alfa, che sono potenti inibitori della crescita del follicolo pilifero. I radicali liberi, in particolare le specie reattive dell’ossigeno (ROS), interagiscono con gli acidi nucleici (sia nei mitocondri che nel nucleo) causando mutazioni che predispongono alla rottura dei filamenti di DNA. L’ossidazione dei lipidi da parte dei ROS può anche causare la morte cellulare prematura danneggiando le membrane cellulari fosfolipidiche, influenzando così l’equilibrio molecolare del follicolo pilifero.

Radicali liberi

La generazione di radicali liberi indotta dal fumo può causare l’apoptosi precoce del follicolo pilifero con conseguente fase catagenica precoce. Alcuni ricercatori, utilizzando la colorazione TUNEL, hanno scoperto che i perossidi lipidici possono indurre l’apoptosi delle cellule del follicolo pilifero e dei cheratinociti epidermici umani, regolando i geni legati all’apoptosi. Hanno anche osservato che l’applicazione topica di idroperossidi di linoleina, uno dei perossidi lipidici, provoca una fase catagenica precoce nel ciclo dei peli dei topi.

Fig.2: Una cellula in apoptosi. In uno dei molti scenari apoptotici, il processo è stimolato da una cellula adiacente; la cellula morente espone in seguito segnali che richiamano dei macrofagi. 

Senescenza

Il fumo può aumentare la senescenza. In uno studio, sono state coltivate cellule della papilla pilifera dermica (DPC) provenienti da cuoio capelluto calvo e non calvo e hanno dimostrato che le DPC calve crescono più lentamente in vitro rispetto alle DPC non calve. Il riscontro di una senescenza precoce delle DPC calve, insieme all’espressione di marcatori di stress ossidativo e di danni al DNA in vitro, suggerisce che le DPC calve sono sensibili allo stress ambientale. La nicotina può causare una microinfiammazione sostenuta del follicolo pilifero, un infiltrato di cellule infiammatorie, un rimodellamento del tessuto connettivo e un’interazione di collagenasi che culmina nella fibrosi perifollicolare. Parallelamente, può causare una sovrastimolazione dei recettori nicotinici acetilcolinici cellulari che porta alla desensibilizzazione dei recettori. Questo porta alla distruzione del follicolo pilifero attraverso l’attivazione delle vie di morte cellulare programmata presenti nei cheratinociti.

Effetti ormonali

Il fumo può portare a un aumento del diradamento dei capelli androgeno-dipendente. Lo stato di ipoestrogenismo può essere dovuto a un’aumentata idrossilazione dell’estradiolo e all’inibizione dell’enzima aromatasi. Il fumo può causare un aumento dei livelli di androgeni, per cui la possibilità di sviluppare calvizie può essere correlata a un aumento dei livelli di testosterone.

Effetti del fumo sulla calvizie

Su questo argomento sono stati pubblicati numerosi studi sia sugli animali che sull’uomo. Se molti di essi sostengono la tesi che il fumo induce la caduta dei capelli, altri non la supportano.

In uno studio su animali, è stato dimostrato che i topi C57BL/6 esposti al fumo di sigaretta sviluppavano una perdita del pelo, mentre i topi esposti al fumo e a cui era stata somministrata N-acetilcisteina e i topi esposti al solo placebo non sviluppavano alopecia. I topi esposti al fumo presentavano un’estesa atrofia dell’epidermide e una riduzione dello spessore del tessuto sottocutaneo. Inoltre, si è verificata una diminuzione della densità dei follicoli piliferi, presente soprattutto nella fase anagen distrofica.

Gli studi hanno esaminato diversi aspetti del fumo e caduta capelli: fumo, numero di sigarette fumate, calvizie, gravità della calvizie, insorgenza della calvizie, fattori associati come l’obesità e il sesso.

Fumo caduta capelli: il primo studio

Il primo studio a segnalare una relazione significativa tra fumo e calvizie nell’uomo è stato uno studio tenutosi nel Regno Unito. Lo studio è stato ideato per verificare l’ipotesi che i cambiamenti prematuri dei capelli e la calvizie possano essere correlati al fumo. Sono stati coinvolti 606 pazienti di età superiore ai 30 anni ed è stata riscontrata una correlazione tra fumo e calvizie. Un’altra osservazione è stata fatta in una coppia di gemelli maschi identici di 52 anni: uno dei due fratelli, fumatore accanito, aveva la calvizie, mentre il gemello non fumatore se la cavava piuttosto bene.

Fig.3: La scala Hamilton-Norwood per la calvizie maschile.

Lo studio asiatico

Nel 2005 è stato condotto uno studio trasversale basato sulla popolazione di uomini asiatici di 40 anni o più. È stato osservato che per lo sviluppo della calvizie da moderata a grave sono importanti l’essere fumatore, la quantità effettiva di sigarette fumate e l’intensità del fumo. Sono state riscontrate associazioni statisticamente significative tra la calvizie moderata o grave e l’essere un fumatore, il fumare 20 sigarette o più al giorno, l’intensità del fumo, dopo aver tenuto conto dell’età e della provenienza da una famiglia con calvizie. Un’associazione statisticamente significativa tra lo stato di fumatore e la calvizie moderata o grave era presente anche quando l’età, la storia familiare di calvizie, la dislipidemia e le variabili relative alla masticazione di noci di betel sono state prese in considerazione.

Lo studio italiano

È noto che la calvizie è associata alla sindrome metabolica. Uno studio italiano condotto da Fortes e altri ha concluso che il sovrappeso e il fumo sono associati a una maggiore gravità dell’alopecia androgenetica. I forti fumatori (≥10 sigarette al giorno) avevano un rischio quasi tre volte maggiore di avere un’alopecia moderata/grave rispetto a quelli che non fumavano.

Fumo e gradi della calvizie

Uno studio egiziano con un campione di 1000 pazienti che frequentavano il reparto di dermatologia ha rilevato una differenza statisticamente significativa (P < 0,001) per l’alopecia androgenetica tra fumatori e non fumatori. È importante notare che lo studio ha trovato un’associazione tra il fumo e un grado più grave di calvizie. Un numero maggiore di pazienti nel gruppo dei fumatori (425) soffriva di calvizie, mentre tra i non fumatori solo 200 pazienti soffrivano di calvizie. Nel gruppo dei fumatori, ben il 71% aveva calvizie di grado III o più grave (235 [47%] avevano calvizie di grado III e 120 soggetti [24%] avevano calvizie di grado IV). Nel gruppo dei non fumatori, solo il 10% aveva calvizie di grado III o IV. Tuttavia, non è stata trovata un’associazione significativa tra le sigarette fumate al giorno (in pacchetti) e la gravità dell’alopecia androgenetica.

Tuttavia, una retrospettiva controllata proveniente dalla Corea ha dimostrato che i fumatori più accaniti avevano gradi più gravi di calvizie. Lo studio, condotto dal 2012 al 2014, ha esaminato 1884 soggetti che si sono recati in ospedale sulla base di un questionario, misure antropometriche ed esami del sangue.

Fumatori e fumatrici

Uno studio retrospettivo controllato ha confrontato la relazione tra calvizie e sesso dei fumatori in 154 soggetti. Lo studio ha rilevato che il consumo di tabacco era maggiore nei maschi con alopecia androgenetica (P = 0,48) rispetto al gruppo di controllo. È interessante notare che la calvizie era più comune nelle donne non fumatrici (P = 0,09). In Ohio, è però stato effettuato uno studio su 98 gemelli identici di sesso femminile, basato su un questionario approfondito e sui livelli di testosterone nell’espettorato. La calvizie frontale e temporale è risultata staticamente significativa nelle gemelle fumatrici.

Fig.4: L’effetto su invecchiamento e capelli su due gemelle omozigote, quella a sinistra non fuma, quella a destra è una fumatrice. Credits: American Society of Plastic Surgeon.

Altri studi

Uno studio prospettico controllato ha studiato l’insorgenza della calvizie in 100 maschi. Gli uomini con calvizie ad esordio precoce fumavano di più rispetto al gruppo di controllo.
Uno studio del 2013 condotto su 92 gemelli maschi dell’Ohio ha analizzato separatamente il diradamento frontale, temporale e del vertice e ha rilevato che un periodo di anni maggiore come fumatore era significativamente associato a una maggiore calvizie frontale e a un maggiore diradamento dei capelli del vertice.

Nel 2021, è stata pubblicata una revisione della letteratura sul rapporto tra fumo, ingrigimento precoce dei capelli e alopecia, sia alopecia androgenetica che alopecia fibrosante frontale. Si è concluso che esiste una correlazione positiva tra il numero di anni da fumatore e la gravità dell’alopecia nei pazienti affetti da calvizie.

Gli studi contraddittori e quelli mancanti

Vi sono poi una serie di studi, in cui non si è riusciti a dimostrare una correlazione statisticamente significativa tra fumo e calvizie sia maschile che femminile. Studi svolti in varie parti del mondo con popolazioni diverse.

È importante notare che gli autori della pubblicazione non sono riusciti a trovare nessuno studio che dimostrasse un miglioramento della crescita dei capelli dopo aver cessato di fumare. Inoltre, mentre ai pazienti sottoposti a trapianto di capelli viene abitualmente consigliato di smettere di fumare prima del trapianto, non esiste alcuna pubblicazione che abbia studiato l’effetto del fumo sulla crescita dei capelli dopo il trapianto.

Il fumo fa perdere i capelli? La conclusione

L’alopecia androgenetica è causata dall’abbinamento di fattori genetici con gli androgeni. Anche altri fattori, come quelli ambientali, sono considerati importanti e il fumo è ritenuto uno di questi. Esistono diversi meccanismi plausibili attraverso i quali il fumo potrebbe influire sulla calvizie. Il dermatologo dovrebbe, quindi, consigliare ai pazienti affetti da calvizie di smettere di fumare.

Tuttavia, non esistono grandi studi con gruppi di controllo estesi. Mancano anche studi istologici adeguati. Ci sono anche alcuni studi che non dimostrano questa correlazione. Inoltre, non ci sono studi che suggeriscano che la calvizie migliori dopo aver smesso di fumare. Pertanto, gli autori ritengono che per dimostrare in modo definitivo questa causalità siano necessari studi controllati più ampi, che includano studi istopatologici e un controllo successivo più lungo e che dimostrino il miglioramento della calvizie dopo aver smesso di fumare.

Liberamente  tratto, tradotto e adattato da “Role of Smoking in Androgenetic Alopecia: A Systematic Review”. 

 

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