HairClone, la via britannica alla cura della calvizie

HairClone, fondata a Manchester nel Regno Unito, è stata costituita nel 2015 da un gruppo di ricercatori con la missione condivisa di fare la storia della lotta alla calvizie. Riportiamo qui un recente articolo del Guardian che ne parla.

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tutti i diritti riservati riproduzione consentita purchè sia citata la fonte "www.calvizie.net"

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HairClone

L’insorgere della calvizie può essere devastante per molti uomini. Ma la ricerca sulla terapia cellulare sperimentale offre la speranza di sconfiggere la calvizie.

L’approccio di Paul Kemp al problema della calvizie è avvenuto come un brusco risveglio mentre era dal parrucchiere all’età di 20 anni. “Ricordo che il mio parrucchiere guardò in giù e disse: ‘Oh mio Dio, stai andando in piazza!”.

Kemp, oggi sessantenne, rimase sconcertato dalla scoperta, ma questa segnò anche l’inizio di un interesse professionale durato tutta la vita per la ricerca sulla calvizie e per il modo in cui fermarla. Kemp è cofondatore e amministratore delegato di HairClone, un’azienda che sta sviluppando una terapia cellulare sperimentale per la calvizie maschile e il cui slogan è “fare la storia della calvizie”.

Le ultime scoperte

La calvizie maschile colpisce circa l’85% degli uomini entro i 50 anni e la perdita dei capelli può essere fonte di ansia e di scarsa autostima. Esistono farmaci che possono rallentare la caduta dei capelli, trapianti per ridistribuire i capelli sulla testa o acconciature strategiche per mascherare le stempiature e le calvizie. Non esiste nulla per invertire il processo, ma le cose potrebbero cambiare.

Negli ultimi anni, gli scienziati hanno scoperto che la calvizie ha origine dalla perdita di cellule cutanee specializzate, chiamate papille dermiche (DP), che rivestono la base dei follicoli piliferi. Queste cellule sono fondamentali per regolare lo spessore, la crescita, la consistenza e forse anche il colore dei capelli. Ma in alcuni uomini queste cellule vengono progressivamente eliminate dal processo innescato dal DHT, l’ormone androgeno che contribuisce alla maturazione del corpo maschile durante la pubertà.

La papilla dermica del follicolo pilifero.

Le cellule DP

“Per ogni capello ci sono circa 1.000 cellule della papilla dermica”, spiega Kemp. “Più sono le cellule della papilla dermica, più il fusto del capello è spesso. Quando si scende a circa la metà di questo numero, si nota un assottigliamento dei capelli”.

La calvizie implica la mancanza di capelli, ma tecnicamente le teste calve non sono prive di capelli. Con la perdita delle cellule della papilla dermica, il follicolo si restringe e il fusto del capello che produce diventa più fine e trascorre più a lungo in stato di quiescenza. Alla fine, i capelli diventano così fini e crescono così lentamente da essere di fatto invisibili.

La procedura

HairClone mira a invertire questo cosiddetto processo di miniaturizzazione, consentendo alle persone di “mettere in banca” circa 100 follicoli giovani o follicoli provenienti da parti dello scalpo ancora dotate di capelli. Dopo essere stati prelevati dalla testa di un paziente, i follicoli vengono messi in un contenitore per il congelamento a -150 C°. In seguito, quando necessario, i capelli possono essere scongelati e le cellule della papilla dermica possono essere clonate e moltiplicate in laboratorio per fornire una scorta quasi illimitata.

La speranza, basata sia su esperimenti nei topi che su test condotti su persone, è che iniettando le cellule nel cuoio capelluto, i follicoli si rimpolpino e i capelli tornino a uno stato più giovane.

Ripristinare i capelli

“Non stiamo creando nuovi capelli, stiamo salvando quelli miniaturizzati”, afferma Kemp.

Circa 200 clienti hanno già utilizzato questa “banca dei capelli”, anche se nessuno è stato ancora trattato. L’efficacia dell’approccio non è ancora stata stabilita in uno studio clinico, ma l’azienda è in procinto di stabilire controlli di qualità che le consentiranno di produrre cellule secondo standard clinici. A quel punto – e l’azienda spera che ciò avvenga entro i prossimi 12-18 mesi – i medici potranno offrirlo in via sperimentale ai pazienti che ritengono possano trarne beneficio.

La cellule della papilla dermica al microscopio.

Chi ha aderito

Uno di coloro che hanno “messo in banca” i propri capelli è Tommy Smith, un consulente di pianificazione di 65 anni che vive a Red Oak, nella Carolina del Nord. Smith ha iniziato a perdere i capelli a 20 anni, forse come effetto collaterale di potenti farmaci contro l’acne, tra cui alti dosaggi di vitamina A prescritti.

Nel 1988, all’età di 30 anni, ha subito un trapianto di capelli che, a suo dire, ha dato risultati “eccezionali”, fino a quando, nel 2015, ha iniziato a perdere sia i capelli trapiantati che quelli originali. Per lui la clonazione dei capelli rappresenta un’assicurazione contro un’ulteriore perdita di capelli. “Il concetto di avere follicoli piliferi conservati per affrontare la potenziale perdita di altri capelli in futuro è molto incoraggiante”, afferma. “Penso anche che questo potrebbe fornire ai giovani maschi che hanno una storia familiare di calvizie l’opportunità di affrontare la futura calvizie in un modo molto meno doloroso e complicato”.

I trapianti

L’esperienza di Smith evidenzia il dilemma che i chirurghi dei capelli e i loro pazienti devono affrontare quando pianificano un trapianto. Una volta trapiantati, i follicoli conservano la loro predisposizione originale e devono quindi essere prelevati da una zona sicura del cuoio capelluto che non sia destinata a diventare calva in futuro. Il trapianto prima che la calvizie si sia stabilizzata può portare a un effetto “isola di capelli”, che richiede ulteriori trapianti. C’è anche da chiedersi se la calvizie si estenderà a tal punto da non avere abbastanza capelli da distribuire su tutta la testa. “Si sta inseguendo un bersaglio mobile, afferma Kemp.

Analisi previsionali

Tuttavia, gli scienziati ritengono che potrebbe essere possibile prevedere l’eventuale sviluppo della calvizie di un uomo analizzando i marcatori genetici nascosti all’interno delle cellule della papilla dermica. Questo significa che in futuro gli uomini potrebbero fare scelte più consapevoli sul trattamento più appropriato.

“La forma (pattern) della calvizie maschile è sempre esistita, ma nessuno ha mai spiegato perché sia così”, dice la dottoressa Claire Higgins, docente di rigenerazione tissutale all’Imperial College di Londra e consulente scientifico di HairClone.

Una scala Hamilton-Norwood semplificata che mostra il “pattern”, la forma di sviluppo della calvizie maschile.

Prima della nascita

In un articolo pubblicato di recente, la Higgins ha dimostrato che la forma della capigliatura di un uomo di mezza età può essere fatta risalire alle prime fasi dello sviluppo embrionale. Intorno alla terza settimana di vita di un embrione, le cellule formano tre strati chiamati ectoderma, mesoderma ed endoderma. La maggior parte degli organi del corpo contiene cellule che derivano da uno solo di questi lignaggi: l’endoderma dà origine agli organi interni, il mesoderma  ai tessuti muscolari e connettivi e l’ectoderma al sistema nervoso centrale. “Normalmente un tessuto è composto da un unico lignaggio, ma la pelle è un po’ un enigma”, dice Higgins. “Il derma (lo strato inferiore della pelle) sul viso deriva dall’ectoderma e il derma sul corpo deriva dal mesoderma, ma da dove derivi il derma della parte superiore della testa non è realmente chiaro“.

HairClone sarà applicato con delle iniezioni sullo scalpo con calvizie.

Il test sulle cellule DP

La dr.ssa Higgins sostiene che la forma della calvizie maschile mostra il confine tra cellule cutanee che hanno preso due strade molto diverse durante lo sviluppo. Questo, secondo l’autrice, potrebbe spiegare perché solo su alcune parti della testa, ci siano cellule ipersensibili al DHT.

Kemp e colleghi stanno lavorando per sviluppare un test, basato sull’espressione genica delle cellule della papilla dermica, per stabilire se la parte del cuoio capelluto da cui provengono è (già) calva, destinata alla calvizie o manterrà sempre i capelli. “L’ideale sarebbe essere in grado di mappare la testa”, dice. “Stiamo trovando differenze genetiche tra i capelli e siamo nelle fasi preliminari di questo lavoro”.

Kemp dice che dopo anni di convivenza con la calvizie, si sente a suo agio con il suo aspetto e che il trattamento non è adatto a tutti. “Ormai mi sono abituato ad avere questo aspetto”, dice. Ma quando avevo 20 anni, se mi avessero detto: “C’è qualcosa che possiamo fare per risolvere questo problema, l’avrei fatto. Il nostro target sono le persone più giovani“.

Articolo tratto, adattato e tradotto da The Guardian

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