Finasteride, kenogen ed effetto rimbalzo

Due studi pubblicati nell'ultimo mese evidenziano come le cure attuali e in particolare finasteride, siano efficaci contro la calvizie comune, ma non possano far tornare i vellus (i peli chiari e lanugginosi) dei capelli terminali (capelli normali spessi e pigmentati). 

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Il primo studio

Il primo studio è dei ricercatori italiani (Un. di Genovaprof. Marcella Guarrera e prof. Alfredo Rebora che hanno osservato 43 pazienti con calvizie androgenetica in cura con finasteride per due anni e mezzo, riscontrando un aumento dei capelli terminali del 55%, ma un immutato numero di vellus. 

I due specialisti in questione sono noti per aver individuato e denominato una nuova e importante fase del ciclo di vita del capello, ossia il “kenogen che si verifica quando dopo l’uscita del capello dalla cute (la caduta, denominata anche “exogen”) non vi è una rapida sostituzione dello stesso, ma una pausa che lascia vuoto il follicolo (kenos” in greco significa appunto “vuoto”), pausa che con la calvizie diventerebbe eccessivamente lunga. 

I diradamenti tipici della calvizie

Secondo i due ricercatori infatti i diradamenti tipici della calvizie di tipo androgenetico sarebbero dovuti alla maggiore durata della fase kenogen tra un ciclo e l’altro e alla maggior presenza nelle zone diradate di capelli in questa fase, ossia vacanti e pertanto mancanti, anche se solo temporaneamente tali. 

L’altro studio che porta a simili conclusioni è invece dal ricercatore belga Dominique Van Neste che ha osservato per un lungo periodo pazienti che hanno preso finasteride per poi cessarne l’assunzione. Lo specialista belga ha potuto osservare che i capelli terminali di due zone dello scalpo affette da calvizie si miniaturizzano dal dodicesimo al trentesimo mese dopo che si è smesso di prendere finasteride. 

finasteride
Il “prima” (in alto) e il “dopo” con l’assunzione di finasteride per 5 mesi e mezzo (da uno studio indiano)

Anche in questo caso Van Neste non ha osservato vellus diventare capelli terminali, ma semmai il contrario, dopo l’interruzione della terapia. La tempistica con cui questi capelli si sono miniaturizzati è stata superiore a quella del normale processo della calvizie senza l’uso del farmaco quindi con un effetto definito “di rimbalzo”, un fenomeno che sinora non era stato valutato in alcuno studio e che evidenzia anche la dipendenza dal farmaco di questi capelli terminali sensibili a finasteride. 

Van Neste ribadisce con questo suo ultimo studio un concetto che va sviluppando da tempoossia che non vi sarebbero vellus che si trasformano in terminali con le cure attuali, ma solo capelli terminali che crescono in tempistiche più brevi e con maggior velocità acquisendo anche più spessore, un concetto analogo a quello che Guarrera e Rebora hanno portato avanti in questi anni studiando il kenogen. 

La conferma della regola

Prendendo questi studi dal lato meno entusiasmante si ha la conferma della regola del recupero massimo di due gradi displasia, che in pratica afferma che i vellus non possono diventare, o ritornare a essere, capelli terminali. Questo spiegherebbe anche i limiti delle terapie farmacologiche più efficaci e confermerebbe la validità dell’abituale consiglio di agire contro la calvizie quanto prima possibile, se si vuole mantenere la propria chioma a lungo. 

Gli stessi studi però aprono la prospettiva di poter agire con cure che siano ancora più efficaci nel ridurre la fase kenogen nonché di rendere più efficaci le terapie di cui disponiamo ora, non esclusi i trapianti, questi rappresentano appunto un modo di apportare più capelli terminali in zone diradate, ma i capelli terminali non devono poi diventare latenti troppo a lungo altrimenti il diradamento può finire per ricrearsi (un valido motivo per seguire il consiglio dato ai trapiantati di continuare a curarsi contro la calvizie). 

 

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