Alopecia androgenetica e sistema immunitario

Il sistema immunitario ha un ruolo chiave anche quando si parla di alopecia androgenetica. Scopriamone di più.

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alopecia sistema immunitario

Alcuni recenti studi ribadiscono come anche nell’alopecia androgenetica (e non solo nell’alopecia areata) il sistema immunitario possa svolgere un ruolo importante.

Esso è rilevante non tanto nella genesi dell’affezione, quanto piuttosto nel mantenimento della patologia, probabilmente non consentendo ai follicoli miniaturizzati di tornare trofici e di scendere di nuovo in profondità nello scalpo.

 

Il ruolo degli antinfiammatori

Da anni, gli specialisti utilizzano alcune sostanze infiammatori per combattere l’alopecia androgenetica. Quest’ultime contrastano la produzione di citochine infiammatorie prodotte dai linfociti T, azione analoga a quella dei farmaci immunosoppressori.

Agiscono in questo modo sostanze come il chetoconazolo, l’ossido di zinco, l’idrocortisone o cortisolo, la tretinoina (e secondo alcuni pure il minoxidil). Mentre, a livello sistemico, è nota l’azione antinfiammatoria degli acidi grassi come gli omega 3 e 6.

 

Alopecia e sistema immunitario: gli immunosoppressori

A questo proposito, vale la pena notare che almeno un produttore di un celebre prodotto topico anti-dht consiglia l’abbinamento del proprio prodotto con immunosoppressori topici (consigli crinagen).

I  farmaci immunosoppressori sono utilizzati da anni per evitare il rigetto nei trapianti di organi e spesso si è notata ricrescita dei capelli nei soggetti calvi.
Il più diffuso di questi è la ciclosporina A, che secondo diversi studi porta a ricrescita dei capelli in una buona parte dei casi di alopecia areata.

Tuttavia, queste sostanze sono efficaci se presi ad alte dosi a livello sistemico. Quest’assunzione finisce per deprimere il sistema immunitario e per indurre diversi gravi effetti collaterali sul sistema nervoso e a livello epatico. Mentre, come topici, la loro efficacia è minore, forse a causa delle grandi dimensioni delle molecole.

 

Il ruolo del calcio

Queste sostanze, che sono per lo più di derivazione naturale, agiscono sul percorso del calcio inibendo la calcineurina dei linfociti T e così impedendo la produzione di citochine e in particolare dell’interleuchina 2 (IL-2).

Con l’inibizione della calcineurina vengono di conseguenza inibiti anche alcuni fattori nucleari di attivazione dei linfociti T (NFAT).

Proprio uno di questi fattori di recente è stato individuato come il responsabile dell’inattivazione delle cellule staminali del follicolo (quiescenza cellule staminali con NFATc1).

Questo percorso biochimico è peraltro collegato a quello parallelo dell’inattivazione del fattore NF-Kbeta. Esso, a sua volta, è strettamente collegato con l’inibizione delle proteasi e del proteasoma. Queste sono le strade intraprese per tentare di far ricrescere i capelli da parte dei ricercatori del gruppo che sta testando il principio anticalvizie conosciuto come Neosh101.

Peraltro, questo tipo di inibizione ha dei forti collegamenti anche con l’attivazione delle beta-catenine e delle proteine WNT che stanno invece alla base delle sperimentazioni di Follica, ossia del gruppo del dr. George Cotsarelis (lo scopritore delle staminali nel ‘bulge’ del follicolo).

 

 

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