Nuove sostanze contro i capelli bianchi

Dopo la calvizie, la preoccupazione più sentita legata ai capelli è la canizie, l'imbiancamento progressivo della capigliatura, che a differenza della calvizie, finisce per riguardare prima o poi un po' tutti.

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Rimedi che puntano a restituire  il colore originale dei capelli vengono ricercati e provati da sempre e in questi ultimi anni la ricerca scientifica ha proposto alcune soluzioni che non si sono però mostrate decisive.
Nonostante questi insuccessi, merita attenzione una recente ricerca giapponese che mette in luce le proprietà anti-canizie di sostanze naturali piuttosto interessanti.

Gli studi giapponesi

Va subito detto che i ricercatori giapponesi hanno effettuato questo test  sui topi per provare tutta una serie di flavonoidi e la loro possibile efficacia anti-canizie in tempi brevi. Tra le varie sostanze, tutte applicate in soluzione cutanea,  quella che è risultata più attiva in questo senso è la sterubina che si estrae dall’essudato resinoso di due piante, l’Heliotropium sinuatum e l’Eriodictyon angustifolium, quest’ultimo più conosciuto come “Yerba Santa”, ossia erba santa, una pianta usata tradizionalmente dagli indiani del Nord America.

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Il controllo è alcool e acqua al 50%. Sterubina e luteolina hanno prodotto anche ricrescita rapida e robusta, oltre alla colorazione del pelo.

Lo scorso anno gli stessi ricercatori avevano pubblicato un articolo scientifico in cui la sterubina aveva mostrato di incentivare la produzione di melanina in cellule umane coltivate in vitro e avevano ipotizzato che altre sostanze simili alla sterubina potessero avere un effetto analogo, se non più pronunciato, nella produzione di melanina, il pigmento che colora pelle e capelli. Da qui la ricerca pubblicata quest’anno che ha messo alla prova diverse sostanze.

Due flavonoidi particolari

La sterubina si è dimostrata la sostanza nel complesso più attiva, ma praticamente allo stesso livello si è rivelata l’attività  della luteolina, un composto più conosciuto e già abbastanza utilizzato, essendo presente anche in diversi integratori, alcuni dei quali mirati ad offrire la sola luteolina come attivo. Questa viene infatti estratta da piante più comuni qui da noi come il timo, il tarassaco e la salvia.

In pratica i ricercatori hanno dimostrato che i flavonoidi che hanno una certa configurazione stereochimica (due gruppi OH, idrossilici, all’anello Beta), sono dei potenti antiossidanti e attivatori del percorso WNT-beta catenina e attivando le cellule staminali dei melanociti hanno questo tipo di proprietà anti-canizie, che è particolarmente spiccata nella sterubina e nella luteolina. La pigmentazione sul pelo dei topi si è avuta con la rigenerazione dei follicoli piliferi in seguito a ferita, rigenerazione che avviene normalmente in tempi più lunghi e con la produzione di peli non colorati.

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Una pianta di Eriodictyon angustifolium, la Yerba Santa da cui si estrae la sterubina

Incentivano anche la crescita

La luteolina in questo test è risultata leggermente migliore della stessa sterubina nel portare a ricrescita del pelo sia pigmentato che bianco, quindi queste sostanze dovrebbero risultare utili anche per la crescita dei capelli (mentre altre, come la diosmetina e l’esperetina, con diversa struttura, potrebbero avere l’effetto contrario). Del resto le piante da cui viene estratta la luteolina, ossia timo, tarassaco e salvia sono dei fitoterapici tradizionali contro la caduta dei capelli e la salvia è ritenuta utile in fitoterapia proprio per contrastare la comparsa dei capelli bianchi.

Non solo per la canizie

La “Yerba Santa” da cui si estrae la sterubina è una pianta che di recente sta attirando molta attenzione da parte dei ricercatori, perché proprio questo suo attivo è stato individuato come una possibile cura per  contrastare il morbo di Alzheimer. Questa pianta è pure disponibile in canali specializzati che presentano i rimedi tradizionali degli indiani americani.

Capelli bianchi, qualcosa si muove

La lotta contro i capelli bianchi, non richiede meno impegno da parte della ricerca rispetto a quella contro la calvizie e negli ultimi anni anche in questo campo qualche passo avanti è stato fatto. La notizie migliori hanno riguardato la possibilità di invertire il processo di incanutimento, considerando che sono stati riportati diversi casi di ripristino della pigmentazione originale della capigliatura con alcuni farmaci di diverso genere.

Si tratta di casi da approfondire per capire perché questo fenomeno non sia comune con l’uso abbastanza frequente degli stessi farmaci su pazienti non giovani e quindi con alta percentuale di capelli bianchi o grigi. Capire i meccanismi coinvolti potrebbe portare a delle cure che possono funzionare per tutti, magari anche in tempi non lunghi se si utilizzassero sostanze già approvate per altre cure, ma la sorpresa più gradita sarebbe che sostanze naturali già disponibili come la sterubina e la luteolina risultassero efficaci.

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