Terapie “alternative” dell’alopecia areata

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Numerose sono state le terapie mediche proposte e provate per la cura dell’alopecia areata, la quale talvolta tende a risolversi spontaneamente. Qui ci soffermeremo a parlare di alcune terapie e rimedi popolari.

Dal punto di vista scientifico sono state proposte varie ipotesi eziologiche per l’alopecia areata quali la predisposizione genetica, l’atopia, una reazione autoimmunitaria e lo stress emotivo.
La credenza popolare, a sua volta, interpreta questa malattia assai di frequente come espressione di ‘nervosismo’, la conseguenza di un malocchio, come segno di vermi intestinali o di contagio da pettine infetto dal parrucchiere, come risposta al contatto con acqua ghiacciata e infine come segno di pazzia.

Nell’Africa Settentrionale e in Sud Italia vengono praticate delle incisioni superficiali a mo’ di lisca di pesce lungo la zona alopecica, indi applicato una volta ogni 10 giorni per 3-4 volte un composto oleoso di varie erbe tra cui il rosmarino, la salvia, il basilico e la lavanda.
L’aromaterapia prevede l’utilizzo degli olii essenziali delle erbe prima accennate e vi aggiunge l’achillea, il bay, il cedro, l’eucaliptus, l’arancio, il geranio, il sandalo ed infine il legno di rosa. In erboristeria si consiglia l’assunzione di tavolette che contengono colina, inositolo, calcio pantotenato, acido pararninobenzoico, niacina, zinco, fluoro, molibdeno, manganese, magnesio e vitamina C associata a shampoo «rinforzanti».
In Thailandia si fa largo uso di piante medicinali, e per le malattie cutanee vengono adoperati il rhinacanthus nasutus Kurz della famiglia delle Acanthaceae e la stemona tuberosa Luor della famiglia delle Stemonaceae.

L’omeopatia suggerisce il calcium phosphoricum (Sc 5) e la sicilea (react 2) insieme a shampoo quotidiani e l’applicazione di una lozione iperemizzante.
Da secoli i Calabresi, come rimedio casalingo, utilizzano un concentrato oleoso di peperoncino.
Diversamente, in Puglia, a seconda della località, si propongono pennellature di tintura di «spaccapietra», una pianta selvatica, strofinazioni con aglio crudo sulla zona alopecica e infine impacchi sulla chiazza con polvere di paglia bruciata.
La psicoterapia prevede tecniche di rilassamento, massaggi del cuoio capelluto e ipnoterapia. I chirurghi qualche volta intervengono con i trapianti dì capelli (autoinnesti).
Nella medicina tradizionale cinese si ricorre alla stimolazione agopunturistica dei punti «shu» (V 15, V 17, V 18, V 20, V 23 e V 25). Irradiando (radioterapia) le zone paravertebrali dorsali si è osservata la ricrescita di capelli nelle chiazze alopeciche; anche l’elettrotricogenesi è stata applicata in casi di alopecia areata talvolta con risultati positivi. A chi crede nella teoria del malocchio si consiglia di rivolgersi ad una fattucchiera esperta.

Alternative Terapeutiche

Zinco
Uno studio recente in doppio-cieco su pazienti con interessamento minore del 50%, ha dimostrato un risultato statisticamente positivo a favore del gluconato di zinco (60 mg/die di Zn metallo) sul placebo. A parte i disturbi digestivi, nessun effetto collaterale, sebbene lo zinco in eccesso sia tossico. Agirebbe da immunomodulatore tramite l’attivazione di linfociti CD8+.

Inosiplex
E’ un immunomodulatore timo-mimetico, in grado di attivare anche i macrofagi e di indurre la produzione di interleuchina 1 e 2. E’ stato utilizzato anche in forme gravi di alopecia alla dose di 50 mg/kg/die in tre somministrazioni quotidiane ed uno studio in doppio cieco ha dimostrato la sua lieve superiorità rispetto al placebo. Funzionerebbe meglio nelle donne e nei soggetti con autoanticorpi organo-specifici.

Ciclosporina A
La ciclosporina per via sistemica necessiterebbe dell’impiego di dosi elevate (6 mg/Kg/die) per ottenere una ricrescita accettabile con effetti secondari piuttosto marcati e ricaduta alla sospensione. Contraddittori sono i dati ottenuti dalla associazione con piccole dosi di prednisone. L’effetto terapeutico si esplica per la sua attività immunosoppressiva con diminuzione elettiva dei linfociti CD4+ e delle linfochine ad essi correlate. Sulla cute alopecica inverte rapidamente il rapporto CD4+/CD8+, evento ritenuto fondamentale per ottenere la ricrescita.

Tacrolimus (FK506)
Inefficace per via sistemica, si è dimostrata efficace per uso topico su modelli animali, alla dose di 0,05 ml di soluzione allo 0,1% (pari a 25 microgrammi di farmaco/cm2) dalle 2 alle 5 applicazioni la settimana. Come per la Ciclosporina, l’effetto si esplica tramite la soppressa produzione di citochine da parte dei linfociti T helper. Fino ad oggi però nell’uomo non sono stati evidenziati risultati significativi.

Calcipotriolo
La sua azione come induttore della produzione di interleuchina 10 dovrebbe essere in grado, a somiglianza di quanto ipotizzato per la terapia sensibilizzante, di ridurre l’attivazione dei linfociti citotossici intralesionali. Nei casi con alopecia più severa non ha dato però successi significativi. Dati più recenti su casi meno gravi sembrano invece deporre per una certa attività terapeutica della formulazione in crema del calcipotriolo.

Crioterapia
E’ una vecchia modalità terapeutica che ha ancora i suoi estimatori. E’ stata utilizzata anche nelle forme gravi di alopecia areata. Fino all’inizio degli anni ottanta si è utilizzata la neve carbonica, successivamente l’azoto liquido, con simili modalità di applicazione. In genere vengono praticate applicazioni ogni 2 settimane per 2 – 3 volte consecutive sulla stessa area. Agirebbe in modo non chiaro attraverso l’azione rubefacente e attraverso qualche azione sull’infiltrato infiammatorio perilesionale.

Farmaci vasoattivi
Oltre al Minoxidil sono stati utilizzati altri farmaci vasodilatatori, nella convinzione che il danno vascolare rientri nella patogenesi dell’alopecia areata. Sostanze rubefacenti come nicotinati, fenolo, canfora, capsico ed altre sono utilizzate da tempo, ma non esistono studi scientifici controllati. E’ interessante la segnalazione dell’utilità della pentossifillina, nei pazienti che presentano deficit emoreologici.

Aromaterapia
Uno studio in doppio cieco condotto su 86 soggetti, pubblicato negli Archives of Dermatology nel 1998, ha evidenziato l’efficacia di una lozione tonica composta da una miscela di oli essenziali di timo (2 gocce),lavanda (3 gocce), rosmarino (3 gocce) e cedro (4 gocce) diluiti in 3 ml di olio di jojoba e 20 ml di olio di semi di vinacciolo. L’olio va massaggiato per 2 minuti almeno e, per favorirne l’assorbimento, il capo va tenuto coperto con un asciugamano caldo per almeno un’ora. Le essenze possiedono tutte un forte potere antiossidante, germicida ed antiparassitario. Nessun effetto collaterale ad eccezione di qualche follicolite.

Imiquimod
L’Imiquimod è un farmaco antivirale ed immunostimolante per uso topico. Già utilizzato con successo anche in patologie infiammatorie cutanee croniche e tumorali, si è pensato di utilizzarlo con le stesse modalità di trattamento in una patologia che essendo su base probabilmente autoimmune potrebbe esserne addirittura aggravata. Ma lo stesso ragionamento dovrebbe valere per le terapie “sensibilizzanti” con cui invece si registrano numerosi successi. I risultati preliminari finora ottenuti sembrano contraddittori. Un nostra recente esperienza su pazienti volontari affetti da alopecia areata Totale/Universale e non responsivi alle altre terapie ne ha dimostrato la sostanziale inefficacia, pur con indizi di una qualche attività terapeutica, che andrebbe valutata su forme meno gravi tenendo però presente il rapporto costo/beneficio.

Sulfasalazina
E’ un farmaco antinfiammatorio sviluppato nel 1938 per la terapia dell’artrite reumatoide, di cui rappresenta ancora oggi un presidio terapeutico importante. Viene utilizzato anche per altre artropatie, in campo enterologico e nella psoriasi. Inibisce il rilascio di Interleuchina 2 e l’attivazione di subset linfocitari, con riduzione della produzione di citochine e della chemiotassi. L’esperienza nell’alopecia areata ha dimostrato successi significativi in un quarto dei pazienti affetti da forme gravi. E’ scarsamente efficace nelle forme totali/universali. Il dosaggio deve aggirarsi intorno ai 3 grammi al giorno, da raggiungersi gradualmente per la possibile comparsa di effetti collaterali gastroenterici o, più seri, a livello epatico o ematologico. La cura va protratta per un minimo di 3 mesi e va praticata una terapia di mantenimento a dosi più basse nei soggetti a rischio di recidive. Sembra agire con un meccanismo del “tutto o nulla” e questo potrebbe essere indizio di una qualche differenziazione nella patogenesi della malattia nei soggetti responders.

Psicofarmaci e psicoterapie
E’ a tutti noi noto come una malattia quale l’alopecia areata, che comporta nelle forme più gravi un importante inestetismo, anche in assenza di condizioni cliniche minacciose per la vita, evochi spesso nel paziente reazioni di negazione, astio, ansia, sensi di colpa e di inadeguatezza, depressione. In particolare i bambini alopecici sviluppano un profilo psicopatologico complesso: ansia o depressione, aggressività. A ciò si associano somatizzazioni, difficoltà di relazione e nell’attenzione, con diminuzione del rendimento scolastico, della capacità di socializzazione, blocco della maturazione emotiva. Senza contare che gli eventi stressanti nel 50% – 60% dei casi possono giocare un ruolo importante come fattori scatenanti la malattia e le sue recidive. La comorbilità dei disordini psichiatrici è alta e l’intervento terapeutico è di vitale importanza. Un supporto psicoterapeutico di base può essere sufficiente per molti pazienti e potrebbe essere gestito dallo stesso dermatologo, opportunamente “addestrato”. Altri pazienti necessiteranno di un trattamento specialistico psicofarmacologico con l’impiego di antidepressivi e/o ansiolitici, o psicoterapeutico, in cui anche l’ipnosi può avere il suo ruolo.

Conclusione
L’attento monitoraggio della malattia, il giudizioso ma tempestivo ricorso alle terapie, senza lasciare nulla di intentato, sfruttando la combinazione di più trattamenti, devono costituire i cardini di una corretta condotta terapeutica. Il successo terapeutico deve essere perseguito con ancora più determinazione nei bambini, per le considerazioni fatte in precedenza. Compito del medico è conoscere tutti gli aspetti della alopecia areata, così da integrare il programma di assistenza al paziente, la cui gestione può essere piuttosto impegnativa. Anche per questo, a partire dall’esperienza americana della National Alopecia Areata Foundation, sia pazienti che medici hanno ritenuto che possa essere utile anche in questa patologia la creazione di associazioni e gruppi di supporto

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