Dott. Soverina: low dose medicine

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Pubblichiamo un articolo del Dott. Antonio Soverina, dermatologo specializzato in tricologia, sulle medicine a basso dosaggio, terapie che prevedono basse dosi di attivi e che possono rivelarsi utili anche nella cura dei problemi di capelli.

Negli ultimi anni, abbiamo assistito alla nascita di nuove prospettive terapeutiche basate sull’utilizzo di sostanze attive a bassissime concentrazioni e quindi, prive di effetti collaterali. Si parlò dapprima di “Immunoterapia Omeopatica”, intendendo con questo termine un metodo volto non direttamente alla malattia o alle sue cause ma al sistema immunitario, con l’intento di stimolarlo a combattere la patologia. Successivamente, si parlò di “Immunoterapia Low Dose” e cioè di una metodica che studia il ruolo delle molecole messaggere e quindi delle sostanze che portano le istruzioni per il corretto funzionamento delle diverse cellule dell’organismo.

Queste molecole messaggere – come neuropeptidi, ormoni, citochine e fattori di crescita – funzionano solo se la loro concentrazione è quella fisiologica e quindi molto bassa. Il loro compito è infatti, quello di sussurrare le istruzioni alle cellule ed a grande concentrazione invece urlerebbero con effetti collaterali anche gravi. Secondo i principi farmacologici classici, quelli che tutti abbiamo appreso durante gli studi universitari, sembrerebbe impossibile che un preparato contenente bassissime concentrazioni di principio attivo, a volte persino indosabili, possa interagire con l’organismo; però questo sembra essere oggi un dato di fatto.

Abbiamo assistito, nel corso degli anni, ad un cambiamento di prospettiva nell’interpretazione delle funzioni biologiche dell’organismo umano e delle sue malattie, traslando da una visione di tipo organicistico (in cui una malattia interessa un singolo organo o tessuto) verso una visione di network cellulare (in cui la malattia è espressione di un difetto di comunicazione tra le cellule). È stata quindi riconosciuta l’importanza del continuo dialogo tra cellule, organi e sistemi sia in condizioni fisiologiche che patologiche. Non stiamo parlando di Omeopatia ma di “Low Dose Medicine”, di Medicina delle piccole dosi. Per capire questa differenza è necessario chiarire alcuni concetti.

Le terapie a basso dosaggio stanno riscuotendo da alcuni anni molta attenzione da pate di molti specialisti e ricercatori.

L’Omeopatia, studiata per la prima volta da C.F.S. Hahnemann nel 1796, è una metodica terapeutica basata sulla prescrizione di sostanze che hanno provocato in individui sani manifestazioni cliniche simili ai sintomi del paziente e che attiverebbero quindi una reazione guaritrice da parte dell’organismo secondo il principio del “similia similibus curantur”. Le sostanze utilizzate non sono farmaci ma sono definite “rimedi” e sono usate a dosi infinitesimali, diluite e successivamente dinamizzate (attivate).

Strettamente correlata all’Omeopatia è l’Isopatia, metodica che prevede la somministrazione di una sostanza che induca o possa indurre una malattia con l’obiettivo di curarla o prevenirla ed utilizza quindi le cause della malattia per condurre alla guarigione.
L’Allopatia invece è l’opposto dell’Omeopatia e consiste nell’utilizzo di sostanze, con azione contraria rispetto alle cause della malattia, volte a contrastarne i sintomi secondo il principio galeniano “contraria contrariis curantur”.

La Medicina Low Dose è applicata con criteri terapeutici diversi dall’Omeopatia ed in realtà condivide con essa solo il linguaggio dell’infinitesimale (nanogrammi, picogrammi, fentogrammi). Il farmaco, infatti, non viene somministrato secondo le regole della similitudine omeopatica ma in base ad un’uguaglianza biologica (quindi isopatica) o ad un’attività contraria ad un effetto biologico (quindi allopatica). In pratica sono state fuse in un unico sistema terapeutico la Medicina convenzionale e quella complementare.

La Low Dose Medicine è un approccio terapeutico innovativo che punta a ripristinare le condizioni fisiologiche dell’organismo ammalato mediante la somministrazione orale, in base a criteri eziologici, di molecole messaggere attivate a basse dosi.
Ad esempio, si prescriverà una citochina se la patologia sarà espressione di una sua carenza oppure si utilizzerà quella opponente in caso di un’up-regulation di una determinata citochina. Con le stesse modalità terapeutiche verranno prescritti ormoni e fattori di crescita a basso dosaggio, somministrabili a cicli o fino alla remissione della sintomatologia.

L’utilizzo di questi messaggeri biologici è stato per anni il sogno di tutti i professionisti sanitari. Quale Medicina, infatti, potrebbe essere più efficace di quella che utilizza le stesse sostanze che fanno funzionare fisiologicamente l’organismo? Quale terapia potrebbe essere più sicura di quella che segue le regole della Natura? In realtà, il problema è che sappiamo ancora poco su questi messaggeri, anche perché il loro linguaggio è quello della Medicina cosiddetta alternativa, una scienza sconosciuta se non addirittura non considerata tale dalla maggior parte di noi.

Alla luce delle attuali evidenze, però, diventa eticamente e deontologicamente doveroso, per il Medico, avere almeno le conoscenze di base sull’argomento. Esistono protocolli per il trattamento di patologie allergiche, autoimmuni, infettive, infiammatorie, degenerative e da stress. Questi protocolli potrebbero aprire nuove opportunità terapeutiche in tricologia, pensiamo a disturbi come l’alopecia areata, il telogen effluvium, le alopecie cicatriziali e la stessa alopecia androgenetica in cui si potrebbe agire sia sul versante ormonale che su quello dell’infiammazione, costantemente presente.

Probabilmente, una concertazione terapeutica fra Medicina convenzionale e Medicina complementare potrà aiutarci, in futuro, a gestire meglio queste ed altre situazioni; ma al momento resta un argomento scritto solo su carta, una prospettiva terapeutica futura che non trova ancora espressione nella pratica clinica.

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