novità dal XIV congresso nazionale AIDA

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Dal 6 al 10 settembre c.a. si è svolto a Catania il XIV congresso nazionale dell’AIDA (Associazione Italiana Dermatologi Ambulatoriali), importante occasione di incontro per tutti i dermatologi che operano principalmente sul territorio. Tra i vari argomenti trattati, non poteva certo mancare la sessione dedicata alle problematiche tricologiche.

I Relatori hanno deciso di approfondire la tematica delle alopecie a chiazze affrontando i vari momenti della visita dermato-tricologica: la fase diagnostica, la scelta della terapia, il monitoraggio della malattia.
Il Dott A Rossi (Roma) ha illustrato una serie di casi clinici relativi a pazienti con perdita di capelli a chiazze. Dalla sua relazione è emersa l’importanza da parte del dermatologo della conoscenza di tutte le patologie che possono manifestarsi con questo aspetto clinico, dal momento che molte forme cliniche, ad un esame superficiale o in mancanza di una sufficiente preparazione anche teorica, possono sembrare simili.
Cosa può aiutare nella diagnosi è stato il tema del secondo Relatore, la dott.ssa BM Piraccini (Bologna).

La prima valutazione del paziente consiste naturalmente in un accurato esame obiettivo, ovvero nell’osservazione di tutto il cuoio capelluto e dei capelli presenti. Si procede successivamente con gli esami strumentali:
la dermatoscopia o videodermatoscopia del cuoio capelluto che ne rende possibile una visione notevolmente ingrandita (20X-80X) per cogliere segni talora diagnostici (es. la presenza di capelli a punto esclamativo nella alopecia areata in fase attiva); il pull test  che consiste nel  prendere con le dita un ciuffo di circa 100-200 capelli ed effettuare una leggera trazione nella stessa direzione di crescita dei capelli. Il Pull test è positivo se vengono via più di 10 capelli, è negativo per quantità inferiori.

I capelli estratti possono quindi essere esaminati al microscopio per individuare la fase in cui il follicolo si trova e l’aspetto del follicolo stesso; la presenza di alcune anomalie ‘di forma’ può infatti essere diagnostica. Poiché il numero delle radici in telogen  ( a ciclo maturativo concluso) prelevate col pull test è ridotto dal lavaggio e dallo spazzolamento dei capelli è bene chiedere al paziente quando ha lavato i capelli e che procedure cosmetiche ha effettuato, così da ‘tarare’ su questi dati la valutazione del risultato.
Nelle alopecia in chiazze il pull test va effettuato ai margini della chiazza e in aree apparentemente sane del capo. A volte la diagnosi delle alopecia in chiazze non può prescindere dallo studio istopatologico del cuoio capelluto, ovvero dopo avere prelevato una piccola porzione di cuoio capelluto, questa viene successivamente esaminata al microscopio dall’Istopatologo.

Il dr Roberto d’Ovidio si è occupato di un aspetto sempre poco approfondito nella trattazione di queste forme di Alopecia: la loro prognosi, con particolare attenzione agli ausili tecnici utili per seguire l’evoluzione delle patologie. Alcune semplici tecniche come il Pull Test, l’esame microscopico con o senza Tricogramma, la dermatoscopia in sede perilesionale ed in zone clinicamente indenni, sono in grado di mostrarci il grado di attività delle malattie e la risposta ai trattamenti.
La presenza dei capelli ‘pseudopeladici’, di pseudo ‘pili torti’, di pseudo ‘peli a punto esclamativo’, collaretti ipercheratosici, ‘hair casts’, sono tutti segni di attività nel Lichen Plano Pilare e nel Lupus Discoide. Per quanto riguarda l’Alopecia Areata, i primi segni di attività si rivelano a livello dei peli in Anagen, che si presentato distrofici e con segni di dispersione della melanina ed edema peri- ed intra-cellulare.Il classico segno del pelo a punto esclamativo segue più tardivamente e non è necessariamente un segno prognostico negativo, in quanto si tratta di un processo reversibile  E’ stata dimostrata la presenza del fenomeno del pelo a punto eslamativo ‘rivitalizzato’,presente sia sotto trattamento, sia in corso di remissione spontanea. Segni prognostici positivi sono anche lo scurimento dei peli in ricrescita e la diminuzione dell’edema cutaneo nelle aree affette.

La sessione si chiude con l’ultimo Relatore; la dott Tiziana Di Prima (Catania) affrontando l’argomento ‘terapia’, oltre a presentare ai colleghi una disamina dei protocolli terapeutici convenzionali,  cerca di focalizzare i motivi che portano all’insuccesso terapeutico che può scaturire da diversi motivi: es al ritardo di un corretto inquadramento diagnostico come nel caso delle  alopecie cicatriziali. Per quanto concerne la  terapia della alopecia areata, la parziale efficacia dei vari regimi terapeutici conosciuti potrebbe invece dipendere dalla scelta di una terapia non “appropriata” alla fase clinica della malattia. In conclusione l’importanza delle patologie del cuoio capelluto nell’ambito delle patologie dermatologiche è ormai ampiamente dimostrata; chiunque abbia la ‘percezione’ di un problema tricologico deve potere contare su una visita Dermotricologica eseguita da un Dermatologo competente così da evitare una perdita di tempo, talora prezioso, e di risorse economiche inseguendo speranze ‘false ed ingannevoli’.

Dr.ssa Tiziana Di Prima

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