Microfat + FUE: la combo vincente nelle alopecie cicatriziali

L’utilizzo di Microfat, il trapianto combinato di tessuto adiposo e cellule staminali, è un metodo particolarmente efficace nel trattamento delle alopecie cicatriziali. Il dott. Piero Tesauro, specialista in Chirurgia Plastica, ci illustra come si integra nella chirurgia ricostruttiva della calvizie.

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microfat

Premessa: la chirurgia ricostruttiva

La chirurgia ricostruttiva è la branca della chirurgia plastica nata per riparare i difetti dei vari tessuti dell’organismo, tra cui il cuoio capelluto. Quest’ultimo, quando subisce un trauma, richiede diversi interventi affinché la perdita di sostanza sia riparata e spesso, al termine delle procedure primarie, risulterà priva dei capelli che la ricoprivano.

«Esistono molti casi in cui eseguire direttamente un trapianto di capelli è possibile e non comporta differenze di sorta da un trapianto normale. In molti altri casi, il tessuto è troppo compromesso per accogliere dei nuovi follicoli per cui procedere al trapianto, senza migliorare prima il tessuto cicatriziale, significa esporre il paziente al rischio di una minore percentuale di attecchimento degli innesti»

Il metodo SEFFI

L’acronimo “SEFFI” sta per “Superficial – Enhanced – Fluid – Flat – Injection”. È una delle più efficaci e moderne tecniche per trasferire le cellule staminali ricche di componente stromale e vascolare nella zona affetta da trauma cutaneo. Si ricrea così, mediante i piccoli quantitativi iniettati, un tessuto sottocutaneo in grado di garantire una migliore ricrescita ai follicoli trapiantati. Lo scopo di questa procedura preliminare, afferma il dott. Tesauro, è quello di rendere il successivo trapianto più sicuro, prevedibile nei risultati e soddisfacente per i pazienti.

Il kit monouso

Il kit utilizzato per eseguire la procedura Microfat è monouso. Oltre alla praticità e alla sicurezza, il kit semplifica la procedura che viene vissuta dal paziente come un rapido e indolore intervento ambulatoriale. Le siringhe contenute sono di diverso colore a seconda del tipo di prelievo: bianche per la cannula con i fori da 0.3 mm, azzurre per fori da 0.5 mm e rosse per i fori da 0.8 mm. La scelta dipende dalla necessità del tessuto cicatriziale: si usano le cannule con i fori più piccoli ove è richiesto un miglioramento qualitativo del tessuto; e quelle con i fori più grandi ove al miglioramento qualitativo deve essere associato anche quello volumetrico.

Vediamo la procedura nel dettaglio.

Microfat: la procedura

Dopo aver aperto il kit già sterile, i primi tre passaggi da effettuare sono: disinfettare, preparare la zona (con un telo chirurgico) ed eseguire delle piccole punture di anestesia nei punti di accesso delle aree di prelievo (addome, fianchi ecc.). Successivamente, si passa alla fase di infiltrazione della soluzione anestetica (Klein) nel tessuto sottocutaneo: prima delicatamente con un ago normale e poi dolcemente con una sottile cannula microforata.

L’area ricevente e il tessuto adiposo

In attesa della vasocostrizione dell’area appena infiltrata, si esegue il blocco anestetico dell’area ricevente. Si prosegue poi con l’aspirazione del tessuto adiposo: si aspira molto in superficie per prendere la componente delle cellule staminali più prossima al derma.

La preparazione e l’infiltrazione di Microfat

Il tessuto adiposo frazionato appena espiantato viene lasciato sedimentare e poi lavato con una soluzione fisiologica. Il microfat è pronto ad essere trasferito nelle siringhe da 1 ml.

Le cicatrici molto sottili sono preventivamente espanse con 1 o 2 cc di PRP contestualmente preparato.

Arrivati a questo punto, si effettua l’infiltrazione nel cuoio capelluto del paziente con una delicata tecnica retrograda a ventaglio. Al termine dell’infiltrazione, un leggero massaggio (prima con le mani, poi con il vibratore) aiuterà a rendere ancor più omogenea la distribuzione del Microfat.

microfat intervento

Risultati: il caso di Salvatore

Salvatore, un giovane di 30 anni, si è sottoposto a questa procedura per risolvere il proprio problema di alopecia cicatriziale. All’età di un anno, la caduta accidentale di olio bollente esitò in una ampia area cicatriziale di circa 25 cm2 nell’area centrale del cuoio capelluto. È stato costretto per anni a portare un taglio di capelli lungo per nascondere la lesione.

Ha effettuato nel 2019 due interventi di Microfat  (a distanza di circa due mesi l’uno dall’altro) con l’obiettivo di migliorare l’area del futuro trapianto. È stata così trasformata una cicatrice dura, sottile e adesa in un tessuto molto più morbido e meglio vascolarizzato. Dopo ancora due mesi, si è sottoposto ad intervento di autotrapianto FUE. Si sono impiantate 1427 unità follicolari, che sono ricresciute progressivamente a partire dal terzo mese. Nei giorni seguenti, Salvatore non ha accusato nessun tipo di dolore o fastidio e il risultato a 9 mesi è andato ben oltre le sue aspettative.

microfat risultati
A sinistra, Salvatore prima degli interventi di Microfat e FUE; a destra, il risultato dopo sei mesi.

Microfat: l’ultima parola allo specialista

In merito alla combinazione di Microfat e autotrapianto FUE, il dott. Tesauro afferma «è un intervento poco conosciuto. Molti pazienti non sanno che queste lesioni del cuoio capelluto possono essere operate quando sono inquadrate nel modo corretto con interventi più semplici delle riduzioni chirurgiche o delle espansioni». Conoscere tutte le possibilità è il primo passo per risolvere il proprio problema nella maniera più efficace.

 

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1 Commento

  1. Dopo un decennio di discussioni di staminali dal tessuto adiposo finalmente qualcuno inizia.. Il problema è come sempre che ciò che viene mostrato è assolutamente poco rilevante, consola il fatto che a parlare sia l’unico valido in Italia a mio avviso.. Occorre un ampia casistica di questa sola tecnica per poterne valutare i relativi effetti

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