La Fitoterapia

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Dalla fitoterapia derivano molti farmaci moderni di cui certamente non possiamo più far a meno; praticamente ogni tradizione culturale ha la sua “erba” anticalvizie.
La terapia per mezzo di piante ed erbe è ovviamente antichissima e tutti i popoli primitivi sono in possesso di vaste e tradizionali conoscenze sulle piante curative. La antica fitoterapia era basata sull’empirismo, sulla magia, su usanze religiose e su interpretazioni simboliche.
Dalla fitoterapia derivano molti farmaci moderni di cui certamente non possiamo più far a meno, gli esempi più noti sono la digitale ed i derivati della segale cornuta.
Nella caduta dei capelli è tradizionale, da noi in Italia, l’uso dell’ortica, in altre parti dell’Europa centrale si usa il luppolo, ma praticamente ogni tradizione culturale ha la sua “erba” anticalvizie.

Urtica dioica (Tintura Madre)
S: frizioni a giorni alterni

Humulus lupulus (Tintura Madre)
S: frizioni a giorni alterni

Anche l’industria cosmetica ci propone estratti di achillea, farfara e china fantasiosamente ribattezzati come “auxina tricogena”.
Gli studi sulla esatta valutazione del contenuto in ormoni ed altre sostanze farmacologicamente attive nel mondo vegetale sono ancora agli inizi, ma possiamo dire che l’ortica contiene istamina, sostanza probabilmente in grado di attivare l’adenilciclasi dei cheratinociti basali della matrice del capello.
Il luppolo contiene estrogeni vegetali non ben definiti (ricordiamo che le raccoglitrici di luppolo mestruavano praticamente tutte insieme solo alla fine del raccolto e che tradizionalmente il luppolo era usato per calmare l’eccitazione sessuale degli adolescenti).

Humulus lupulus (estratto secco) 200 mg
Gentiana lutea (estratto secco) 250 mg
per una capsula S: 1 cps., prima dei 3 pasti

Achillea, farfara, china, Salvia, Rosmarino, Timo, sembrano contenere alcuni “fattori” in grado di agire sul ciclo del pelo (Cipriani C.), ma la cui struttura non è ancora stata completamente definita nè l’azione sufficientemente confermata.

Cinchona (china corteccia) (tintura semplice)
S: frizioni quotidiane

Rosmarinus officinalis (sommità fiorite) 100 gr
Thymus vulgaris (sommità fiorite) 100 gr
S: frizioni bisettimanali con infuso al 10%

I principi attivi individuati come auxine tricogene sono: acido auxentriolico (auxina a), acido auxenolico (auxina b), acido beta-indolacetico (eteroauxina).
Questi “fitormorni” sembrano poter influenzare l’attività dell’adenilciclasi dei cheratinociti della matrice del pelo. Si tratta di flavonoidi probabilmente in grado di potenziare localmente l’azione dell’estrone dei cheratinociti della matrice del capello, come ad esempio, sembra fare l’ipriflavone, a livello degli osteoblasti ed usato per la terapia dell’osteoporosi.
Alcune palmacee contengono sostanze ad azione progestinica. Ricordiamo, ad esempio, il caso della serenoa repens ai cui estratti (in particolare al contenuto in beta sitosterina) viene attribuita azione di blocco sulla alfa reduttasi del testosterone e sul recettore citosolico del diidrotestosterone (Sultan C. – Carilla E.) e vengono usati da anni per la terapia medica dell’adenoma prostatico. Azione simile, sempre per il contenuto in beta sitosterina, è attribuita anche all’estratto di pigeum africanum .

Da Benigni R. (Manuale di fitoterapia, editore Inverni della Beffa) riportiamo testualmente: “Il Fujitani attribuisce l’azione di questa droga (Gin-Seng) sulla sfera sessuale al contenuto di una sostanza estrogena.
Ciò è stato confermato recentemente dallo Su Sun (1933) che isolò da estratti acquosi di Gin-Seng una sostanza capace di dar luogo nelle ratte castrate a reazioni follicolinosimili e di provocare la comparsa dell’abito di nozze in certi pesci.
Anche più recentemente il Paris (1946), iniettando l’estratto di una droga che fu confusa col Gin-Seng (La Rodgersia aesculifolia Batal. Fam. Saxifragaceae) in ratte castrate riuscì a provocare la ripresa del ciclo sessuale e la comparsa di cellule cheratinizzate nel muco vaginale. Questo autore trovò che in un grammo di radice fresca del materiale sperimentato, erano contenute da 8 a 10 U.I. di estrone, poco meno cioè di quanto ne è contenuto nella polvere di ovaio che ne contiene da 10 a 20 U.I.

L’industria farmaceutica ci propone con il nome di “fitostimoline” l’estratto acquoso di germogli di triticum vulgare coltivato in condizioni di disagio secondo le teorie di Filatov che nel 1945 enunciava: “Ogni tessuto umano, animale o vegetale, mantenuto in stato di sopravvivenza, messo però in condizioni di sofferenza, reagisce difendendosi con la produzione di speciali sostanze di resistenza (stimolatori biogeni o biostimoline) che, introdotti a loro volta in un organismo vivente umano, animale o vegetale, ne riattivano i processi organici vitali migliorandone la potenzialità difensiva verso le alterazioni morbose”.
L’esatta natura di questi fattori di crescita (biostimoline) non è però conosciuto ne’ la loro attività terapeutica inequivocabilmente documentata.

I fitormoni
sono composti organici prodotti dalle piante che controllano e regolano l’accrescimento e le altre funzioni della vita vegetale in punti lontani da quelli in cui sono formati.
Sono attivi a piccolissime quantità, a concentrazioni inferiori a M/1000 e sono probabilmente ubiquitari in tutto il mondo vegetale. L’idea dell’esistenza di “sostanze formatrici di organi” non è recente, risalendo agli studi di H.L. Duhamel Dumonceau (1758), di J. von Sachs e C. Darwin nella seconda metà del ‘800 e, successivamente, a quelli di P. Boysen-Jesen (1910-13) e di A. Paal (1919).
Solo nel 1926-28, però, fu provata sperimentalmente l’esistenza di sostanze che, elaborate nella gemma apicale, determinano l’accrescimento delle zone ad essa sottostanti. Tali sostanze, denominate auxine naturali, sono l’acido auxentriolico (auxina a), l’acido auxenolico (auxina b), l’acido beta-indolacetico (o acido indol-3-acetico o eteroauxina) che è stata ottenuto in forma pura da funghi e da cariossidi di mais e la cui presenza è stata accertata con tests biologici o con cromatografia in un gran numero di piante superiori alghe e funghi. Pertanto quando si parla di auxina senza altre precisazioni si intende l’acido beta indolacetico.
Spetta a F.W. Went il merito di averlo isolato ed averne dimostrato l’attività fisiologica.
Oltre alle auxine, che sono i fitormoni di gran lunga più studiati, sono stati successivamente scoperti ed isolati altri fitormoni: le gibberelline, le citochinine, l’abscissina, l’etilene, l’ormone florigeno, le caline, gli ormoni da ferita ed altri ancora.

Considerando le attuali scarse conoscenze sul contenuto in sostanze ad azione farmacologica ed ormonale nel mondo vegetale e d’altra parte la grande tradizione, in gran parte perduta, della fitoterapia, non ci sentiamo di “bollare” come inutile e falso tutto ciò che ci viene proposto in terapia medica, endocrinologica, dermatologica dai fitoterapisti.
Purtroppo però nel nostro mondo i veri fitoterapisti sono certo rimasti molto pochi (e, se ci sono, sono per lo più degli empiristi). La fitoterapia stessa, ridotta al rango di erboristeria, ha dei “sacerdoti” talvolta molto volenterosi ma spesso assai ignoranti.

L’industria fito-farmaco-cosmetica propone quindi, con un pò di fantasia, tanti “rimedi miracolosi” troppo spesso senza una base accettabile di letteratura e certa di non poter avere interlocutori in grado di discutere.

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