Generalità sulla Calvizie comune

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tutti i diritti riservati riproduzione consentita purchè sia citata la fonte "www.calvizie.net"

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La patogenesi della Calvizie comune (Alopecia androgenetica) è in gran parte sconosciuta.

L’ipotesi più probabile è che si tratti di un messaggio genetico (ereditario) che per realizzarsi ha bisogno di ormoni steroidi maschili (androgeni). Il genotipo (“calvo”) diventa cioè fenotipo (la calvizie si manifesta clinicamente) solo in presenza di questi ormoni. Numerosi studi hanno confermato che in assenza di androgeni la calvizie non si manifesta per cui, come detto all’inizio, predisposizione familiare e androgeni devono essere verosimilmente entrambi presenti (da qui la dizione di alopecia androgenetica).

Un soggetto di sesso maschile precocemente castrato non può pertanto diventare calvo. Solo nelle donne si può talvolta documentare un aumento di questi ormoni (iperandrogenismo) mentre nel maschio questa possibilità non esiste dato che essi sono già normalmente presenti in elevata quantità. Comunque i livelli di androgeni nel sangue sono identici sia negli individui calvi che non. Semplificando il più possibile, lo schema genotipo –> fenotipo può essere rappresentato nel modo seguente:

genotipo                                              fenotipo M                                         fenotipo F

CC                                                          calvo                                                    calva

Cc                                                           calvo                                                    non calva
cc                                                            non calvo                                           non calva

Come si può osservare la possibilità di diventare calvo per un maschio è pertanto notevolmente superiore rispetto alla femmina. Meccanismi bologici di regolazione della vita del capello Fondamentalmente due sono le vie di controllo della vita e del ciclo del capello, una steroidea e l’altra metabolica.

Controllo steroideo:
Qualunque sia l’ormone androgeno iniziale (la “famiglia” è molto numerosa a seconda della provenienza, ovarica, testicolare, corticosurrenalica etc) il risultato finale, sia nel maschio che nella femmina, è la formazione di testosterone che, dal sangue, passa poi all’interno della cellula germinativa del capello (tricocheratinocita della matrice). Un enzima, 5 alfa reduttasi, lo trasforma in diidrotestosterone (DHT), ormone realmente attivo, questo, nel citoplasma della cellula, si lega ad un recettore citosolico, viene in qualche modo attivato e penetra con esso nel nucleo; a questo livello il messaggio ormonale, (probabilmente in modo non quantitativo) se trova un recettore specifico sul DNA (acido desossiribonucleico) cioè sul codice genetico della cellula, viene decodificato e, tramite la formazione di un mRNA (acido ribonucleico messaggero), trascritto secondo il messaggio del DNA stesso, determina sia aumento della produzione del sebo da parte delle ghiandole sebacee (seborrea) sia inibizione delle sintesi proteiche delle cellule germinative dei capelli in alcune aree sensibili del cuoio capelluto. Altre sedi, margini laterali e posteriori del cuoio capelluto, non diventano quasi mai calve appunto perché non sensibili a questo ormone. La trasformazione del pelo lanuginoso in pelo terminale all’epoca della pubertà è attribuibile ad un aumento degli androgeni circolanti ed al metabolismo del diidrotestosterone a livello dei follicoli piliferi. In molti giovani, questa trasformazione fisiologica potrà associarsi ad acne, irsutismo, seborrea, defluvio androgenetico etc L’attività 5 alfa reduttasica del cuoio capelluto affetto da calvizie è risultata più elevata rispetto ai controlli per cui si potrà avere accumulo di diidrotestosterone anche in assenza di incremento ormonale nel sangue (dove si trova il suo metabolita 3 alfa ridotto, 3-alfa androstandiolo, precedentemente menzionato).

Controllo metabolico:
interessa le sintesi proteiche indispensabili per la produzione dell’energia necessaria alla “costruzione” del capello e alla riproduzione delle cellule germinative. Questo meccanismo funziona utilizzando uno zucchero, il glucosio, la cui demolizione, attraverso i meccanismi della glicolisi, lo shunt dei pentosofosfati ed il ciclo di Krebs, porta alla formazione di varie molecole di ATP (adenosintrifosfato), cioè di energia. Per utilizzare il glucosio occorre l’intervento di una proteina-chinasi che può essere attivata direttamente (da un fattore di crescita che provvisoriamente abbiamo denominato Hair Grow Factor, forse dall’ormone somatotropo e verosimilmente anche dal minoxidil che, quindi, mimerebbe l’effetto dell’HGF) o indirettamente attraverso uno specifico recettore che, posto sulla membrana esterna della cellula germinativa, ricevuto lo stimolo (estrone, tiroxina, istamina, catecolamine beta adrenergiche…), in presenza di prostaglandine (soprattutto la E2), attiva un enzima, l’adenilciclasi, che trasforma l’ATP in AMPc (adenosinmonofosfato-ciclico) responsabile appunto dell’attivazione stessa (la reazione necessita dello ione magnesio). La proteina-chinasi attiva, attraverso un meccanismo a cascata di vari sistemi enzimatici (la reazione necessita dello ione calcio), avvia infine il meccanismo della glicolisi. L’enzima adenilciclasi è attivato dall’estrone e può venire inibito dal diidrotestosterone e dalle catecolamine alfa adrenergiche (che aumentano ad esempio nello stress con quindi conseguente caduta dei capelli). Sia per il controllo steroideo che per quello metabolico esistono vari sistemi di “controregolazione” che modulano e regolano i passaggi “chiave” delle varie reazioni in caso di “sovraccarico” di quelle principali.

Alterazioni microscopiche:
Nel “defluvio androgenetico” le alterazioni cui vanno incontro i follicoli piliferi sono assai caratteristiche.
All’inizio si osserva una degenerazione basofila focale perivascolare nel terzo inferiore del tessuto connettivale della guaina dei follicoli in anagen (cioè in crescita) apparentemente normali (nel 30% dei casi cellule giganti multinucleate circondano successivamente i frammenti dei capelli); successivamente i follicoli diventano progressivamente sempre più piccoli e di pari passo si accorcia la fase anagen, con conseguente aumento relativo di quella telogen (che rimane sempre costante a 90 giorni). Il tricogramma (vedi) evidenzierà pertanto un aumento percentuale dei capelli telogen nelle aree a rischio di calvizie rispetto alle altre mentre l’esame microscopico dei capelli caduti con il lavaggio un aumento percentuale dei “telogen prematuri” (che rappresentano capelli nei quali la fase anagen si è arrestata prematuramente). Microscopicamente sono sempre assenti anomalie strutturali del fusto a meno che non sussistano fattori di danno indipendenti dalla calvizie.
Da ultimo, dopo 4-5 brevi cicli anagen (è necessario pertanto che trascorra qualche anno), i follicoli da “terminali” si trasformeranno in follicoli di tipo lanuginoso e daranno origine a peli vellus (si è cioè arrivati all’alopecia androgenetica propriamente detta). Tutte le eventuali terapie devono essere tentate prima del raggiungimento di questo stadio. Se la terapia viene iniziata per tempo è infatti possibile, in alcuni casi, riuscire a far progressivamente ingrossare i follicoli seguendo un procedimento analogo ma contrario a quello prima descritto. Nella fase finale di atrofia invece il follicolo non risponde più quali siano i tentativi terapeutici adottati.

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