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Calvizie e invecchiamento: meno capelli e più peli

Calvizie e invecchiamento: perdiamo capelli sulla testa e guadagniamo peli nelle orecchie

Con l’età molti uomini vivono un doppio movimento apparentemente paradossale: i capelli si diradano sul cuoio capelluto mentre spuntano peli spessi e ricci dentro l’orecchio. Un nuovo studio osservazionale pubblicato su Cureus il 31 agosto 2026 prova a mettere dei numeri su questo fenomeno. Su 474 uomini (età 45-94 anni, media 69), un punteggio più alto di calvizie sulla scala di Hamilton-Norwood si accompagnava a più peli nella conca dell’orecchio (β = 0,224; p = 0,0059). E la gravità della calvizie risultava collegata anche ad alcune caratteristiche della vita prenatale. Lo studio è consultabile qui.

Calvizie e invecchiamento: due destini opposti per lo stesso follicolo

L’idea di fondo dello studio è che la calvizie comune non sia solo un fatto estetico, ma uno dei segni più precoci della senescenza, cioè dell’invecchiamento biologico. Il punto interessante è che, mentre i follicoli del cuoio capelluto si miniaturizzano e producono peli sempre più sottili (vellus), i follicoli della conca dell’orecchio fanno il percorso inverso: diventano grossi, ruvidi e pigmentati, i cosiddetti peli “a baffo” (whisker-type). Secondo gli autori, dietro questo doppio destino ci sarebbero gli stessi segnali del tessuto di sostegno del follicolo (il mesenchima) e i geni di sviluppo attivi già durante l’embriogenesi, modulati poi da età, insulina e accumulo di grasso, anche a livello epatico.

La scala Hamilton della calvizie maschile.

Che cosa hanno misurato

Lo studio è di tipo trasversale e osservazionale: fotografa una situazione in un dato momento, senza seguire le persone nel tempo. I dati arrivano da una clinica dermatologica dell’area di Kansas City, negli Stati Uniti. Un unico dermatologo ha assegnato a ciascun partecipante un punteggio di calvizie con la scala di Hamilton-Norwood e un punteggio di peluria auricolare con una scala creata apposta per questo studio, la Conchal Hair Growth Rating Scale (da 1 = nessun pelo terminale a 3 = più di 9 peli per orecchio). In assenza di dati di nascita reali, per stimare l’ambiente prenatale sono state usate tre variabili surrogate raccolte a memoria dai partecipanti: età della madre al partoordine di nascita e intervallo in mesi rispetto al fratello più vicino. Infine, l’altezza e il peso attuali sono stati confrontati con quelli ricordati a 18 anni.

L’ipotesi della programmazione fetale

I risultati mostrano due correlazioni negative deboli ma statisticamente significative: gli uomini nati da madri più giovani (età media al parto 27,4 anni) e quelli con un intervallo più breve tra sé e il fratello precedente tendevano ad avere una calvizie più marcata da adulti. L’analisi sull’intervallo tra fratelli esclude i 167 primogeniti (il 35% del campione). Gli autori leggono questi dati alla luce della teoria DOHaD (Developmental Origins of Adult Disease), secondo cui l’ambiente in gravidanza “programma” la predisposizione ad alcune malattie dell’età adulta. Poiché la calvizie maschile è già associata in letteratura a condizioni come diabete e malattie cardiovascolari, gli autori la inseriscono in questo quadro di fenotipi legati all’invecchiamento.

Peli nell’orecchio: solo estetica o adattamento?

La parte più suggestiva – e più speculativa – riguarda il significato dei peli nella conca. La conca convoglia le onde sonore verso il timpano, e negli animali i peli tipo vibrissa hanno una funzione sensoriale ben documentata. Da qui l’ipotesi degli autori: la comparsa di peli grossi nell’orecchio con l’età potrebbe non essere solo un fastidio estetico, ma una possibile risposta legata all’invecchiamento dell’udito o dell’equilibrio. È una suggestione affascinante, ma va detto con chiarezza che lo studio non ha testato in alcun modo questa funzione: ha solo osservato che i due fenomeni tendono a presentarsi insieme.

Il dato secondario: BMI e perdita di statura

Un risultato collaterale riguarda la composizione corporea. Tra i 42 partecipanti (9%) con una riduzione dell’indice di massa corporea (BMI), il 55% aveva perso anche altezza. Ma la perdita di statura era presente pure nel 45% di chi aveva un BMI stabile o in aumento: in pratica il peso “maschera” il calo di altezza. Un promemoria dei limiti del BMI come unico indicatore nell’anziano, più che un dato sui capelli.

invecchiamentoI tre legami statistici emersi dallo studio. Si tratta di correlazioni osservate in un singolo campione, non di rapporti di causa-effetto.

Limiti dello studio

  • Nessuna causalità. Il disegno è osservazionale e trasversale: mostra associazioni, non rapporti di causa-effetto. Non dimostra che l’età della madre “provochi” la calvizie.
  • Effetti deboli. I coefficienti sono molto piccoli (β = -0,010 e β = -0,036). Con 474 soggetti un valore può essere “significativo” e allo stesso tempo poco rilevante nella pratica.
  • Variabili surrogate e ricordi. Età materna, ordine di nascita, intervallo tra fratelli e misure a 18 anni sono auto-riferiti a memoria: sono stime dell’ambiente prenatale, non dati reali, ed espongono a errori di ricordo.
  • Scala non validata. La scala per i peli auricolari è stata inventata per questo studio e non è ancora validata.
  • Campione poco vario. Un solo bacino geografico e meno del 2% di partecipanti non bianchi ne limitano la validità generale.
  • Valutatore non in cieco. Il dermatologo che raccoglieva i dati conosceva gli obiettivi dello studio, con possibile bias di interpretazione.
  • Confondenti non controllati. Non si è tenuto conto, ad esempio, dei farmaci in uso, che possono influenzare la comparsa e la progressione della calvizie.

Che cosa significa per chi ha la calvizie

In termini pratici, questo lavoro non cambia nulla su prevenzione e cura. La calvizie comune resta una condizione a base genetica e ormonale, in cui il diidrotestosterone (DHT) e la 5-alfa-reduttasi hanno un ruolo centrale: lo studio esplora un piano diverso e complementare, quello dello sviluppo e dell’invecchiamento del follicolo. Il valore vero è come spunto di ricerca: se confermata da studi migliori, una semplice conta dei peli nell’orecchio potrebbe diventare un indicatore economico e riproducibile dell’invecchiamento del follicolo, utile ben oltre la dermatologia. Un punto a favore della trasparenza: gli autori dichiarano di non aver ricevuto finanziamenti e di non avere conflitti di interesse.


Fonte: Reisz C, Cheng A. Male Senescence Phenotypes Include Hair Loss and Hair Gain. Cureus. 2026;18(8):e115552. DOI: 10.7759/cureus.115552

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Redazione Calvizie.net
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