mercoledì, Agosto 26, 2026
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Caduta capelli in estate: perché peggiora e come prepararsi all’autunno

C’è un momento, di solito tra la fine dell’estate e le prime settimane d’autunno, in cui molte persone si accorgono di lasciare più capelli del solito sulla spazzola, sul cuscino o sul fondo della doccia. È una scena che si ripete ogni anno e che genera, comprensibilmente, una piccola ondata di preoccupazione. Ci si chiede se qualcosa non stia funzionando, se si tratti dell’inizio di un diradamento serio, oppure se sia soltanto una fase passeggera destinata a rientrare da sola. 

La verità, come spesso accade quando si parla di capelli, è più sfumata di un semplice “sì” o “no”. La stagione calda esercita effettivamente una serie di pressioni concrete sul cuoio capelluto e sul follicolo, e alcune di queste lasciano il segno non tanto durante l’estate stessa, quanto nei mesi immediatamente successivi. Capire cosa accade davvero, distinguendo i meccanismi fisiologici da quelli che meritano attenzione, è il modo migliore per affrontare il fenomeno con lucidità invece che con ansia. 

Questo articolo nasce proprio per fare chiarezza. Non per allarmare né per minimizzare, ma per spiegare perché l’estate mette alla prova i tuoi capelli, cosa succede a livello biologico e, soprattutto, cosa puoi fare fin da ora per arrivare all’autunno con un follicolo più forte e reattivo. Perché la buona notizia, che anticipiamo subito, è che i mesi estivi non sono soltanto un periodo di rischio: sono anche la finestra ideale per preparare il terreno. 

“Perdo più capelli d’estate”: impressione o realtà? 

La prima domanda da porsi è se questa percezione corrisponda a un fenomeno reale o se sia solo una sensazione amplificata dall’attenzione che, d’estate, dedichiamo di più al nostro aspetto. La risposta è che una componente stagionale nella caduta dei capelli esiste davvero, ed è osservata e documentata da tempo in ambito dermatologico. Non si tratta di una suggestione: il numero di capelli che entrano nella fase di riposo e poi cadono non è costante durante l’anno, ma segue oscillazioni che tendono a concentrarsi in periodi precisi. 

Va detto subito, però, che una perdita fisiologica è del tutto normale. Ogni giorno perdiamo mediamente tra i cinquanta e i cento capelli, ricambio naturale di una chioma composta da oltre centomila unità, ciascuna con un proprio ciclo di vita indipendente. Questa perdita quotidiana non intacca la densità complessiva, perché ai capelli che cadono se ne sostituiscono altrettanti in crescita. Il problema, semmai, nasce quando questo equilibrio si sposta e il numero di capelli che escono dalla fase attiva supera stabilmente quello dei capelli che rientrano in produzione. 

La stagionalità agisce proprio su questo delicato bilancio. In determinati periodi dell’anno, una quota maggiore di follicoli tende a sincronizzarsi ed entrare contemporaneamente nella fase di riposo, per poi liberare il capello qualche mese dopo. Ecco perché la sensazione di “perdere più capelli” non è un’illusione, ma nemmeno, nella maggior parte dei casi, il segnale di una patologia: è l’espressione di un ritmo biologico che vale la pena conoscere per interpretarlo correttamente. 

Il ciclo del capello e il ritmo delle stagioni 

Per capire perché l’estate incida sulla caduta, bisogna partire dal funzionamento di base del capello. Ogni follicolo attraversa un ciclo continuo composto da tre fasi principali. La prima è la fase Anagen, la fase di crescita attiva, che dura anni e durante la quale il capello si allunga costantemente. Segue una breve fase di transizione, la fase Catagen, in cui l’attività si arresta e il follicolo si prepara al riposo. Infine arriva la fase Telogen, il riposo vero e proprio, al termine del quale il vecchio capello viene rilasciato per lasciare spazio a quello nuovo che ricomincerà il ciclo. 

In condizioni normali, i follicoli del cuoio capelluto si trovano in fasi diverse in modo asincrono: mentre alcuni crescono, altri riposano, altri ancora stanno cadendo. È questa desincronizzazione che ci fa perdere pochi capelli alla volta, in modo distribuito e poco percepibile. Il fenomeno stagionale, però, tende a rompere in parte questa distribuzione casuale, spingendo un numero anomalo di follicoli a entrare nella stessa fase nello stesso momento.

Diversi studi hanno osservato che la percentuale di capelli in fase Telogen non è uniforme durante l’anno, ma raggiunge valori più alti in un periodo che si colloca tipicamente verso la fine dell’estate. Poiché tra l’ingresso in Telogen e l’effettiva caduta del capello passano in genere due o tre mesi, il risultato pratico è una perdita più evidente che si manifesta soprattutto in autunno. In altre parole, molto di ciò che cade a settembre e ottobre è la conseguenza di quanto è accaduto al follicolo durante i mesi caldi. Questo semplice sfasamento temporale è la chiave per capire perché prendersi cura dei capelli in estate significhi, di fatto, giocare d’anticipo sulla caduta autunnale. 

Il sole e i raggi UV: cosa succede davvero a capelli e cuoio capelluto 

Il primo grande protagonista dello stress estivo è il sole. È facile pensare all’abbronzatura e dimenticare che i raggi ultravioletti agiscono anche su ciò che sta sopra e attorno al follicolo. Sul fusto del capello, cioè sulla parte visibile che spunta dalla cute, l’esposizione prolungata ai raggi UV degrada la cheratina, la proteina strutturale che dà forza e coesione alla fibra. I legami che tengono insieme questa struttura si indeboliscono, la cuticola, lo strato esterno protettivo, si solleva e si sfalda, e il capello diventa più secco, poroso, fragile e opaco. È il motivo per cui, a fine estate, molti notano punte spezzate e una chioma che appare “stanca”. 

Ma il danno che più interessa la salute del capello a lungo termine non riguarda tanto il fusto, quanto il cuoio capelluto e l’ambiente in cui vive la radice. La pelle della testa è cute a tutti gli effetti, e come tale è soggetta al fotoinvecchiamento e allo stress ossidativo indotto dai raggi UV. L’esposizione solare intensa genera nei tessuti un eccesso di radicali liberi, molecole instabili che danneggiano le strutture cellulari e alimentano un’infiammazione silenziosa, spesso impercettibile ma tutt’altro che innocua per il follicolo. 

C’è poi un dettaglio meno noto ma particolarmente interessante, perché tocca da vicino la biologia del cuoio capelluto. Sulla superficie della cute è naturalmente presente lo squalene, un lipide prodotto dalle ghiandole sebacee. Sotto l’azione dei raggi UV, lo squalene va incontro a un processo di ossidazione che lo trasforma in composti pro-infiammatori e irritanti, i perossidi. Questo significa che l’estate non solo aumenta la produzione di sebo per effetto del calore, ma ne altera anche la qualità, favorendo la formazione di sostanze che contribuiscono a peggiorare il microambiente in cui il follicolo dovrebbe lavorare serenamente. Come vedremo, proprio lo squalene, insieme all’acido lattico, è uno dei protagonisti dei meccanismi che la ricerca ha collegato all’indebolimento follicolare. 

Sale, cloro e sudore: i nemici estivi del follicolo 

Accanto al sole, l’estate porta con sé una serie di aggressioni “meccaniche e chimiche” a cui raramente diamo il giusto peso. L’acqua di mare, per esempio, con la sua alta concentrazione salina, ha un effetto disidratante sulla fibra: il sale sottrae acqua al capello, lo lascia ruvido al tatto e, cristallizzandosi, esercita un’azione abrasiva sulla cuticola già provata dal sole. L’acqua della piscina non è da meno: il cloro, potente agente ossidante usato per la disinfezione, aggredisce la cheratina, altera il film idrolipidico protettivo della cute e può accentuare secchezza e fragilità. 

È però il sudore l’aspetto forse più sottovalutato, e anche il più affascinante dal punto di vista scientifico, perché ci porta dritti al cuore dei meccanismi biologici della caduta. Con il caldo, l’attività fisica e la traspirazione intensa, la sudorazione del cuoio capelluto aumenta in modo significativo. E il sudore non è semplice acqua: contiene sali, urea e, soprattutto, acido lattico, uno dei suoi componenti naturali. Quando la sudorazione è abbondante e frequente, come accade tipicamente d’estate e durante lo sport praticato con il caldo, il cuoio capelluto si trova esposto a un carico ripetuto e persistente di questa sostanza. 

Il punto è che l’accumulo di acido lattico e squalene nel follicolo non è un dettaglio marginale, ma un meccanismo che la ricerca ha collegato direttamente all’indebolimento del capello. Come abbiamo raccontato in modo approfondito nell’articolo dedicato all’acido lattico e alla caduta dei capelli, il documento scientifico della Dott.ssa Batacchi ha descritto come l’accumulo di queste sostanze tra la cuticola del capello e la guaina interna interferisca con il normale metabolismo del follicolo, contribuendo a spingerlo verso la caduta. Uno studio pubblicato nel 2023 sulla rivista Biomedicines (Perinelli e colleghi) ha inoltre quantificato la presenza di squalene e acido lattico proprio nei bulbi piliferi caratterizzati da guaine danneggiate, offrendo un riscontro strumentale a questo meccanismo.

È ragionevole, alla luce di tutto questo, considerare l’estate come una stagione che tende ad aumentare il carico di acido lattico sul cuoio capelluto, sommandolo allo stress ossidativo del sole e all’aggressione di sale e cloro. Non stiamo dicendo che il sudore “faccia cadere i capelli” in modo diretto e drammatico, ma che le condizioni estive concorrono a rendere il microambiente follicolare meno favorevole, alimentando proprio quei fattori che la scienza ha associato all’indebolimento della radice. Ecco perché un gesto tanto semplice quanto trascurato, come risciacquare bene il cuoio capelluto dopo il mare, la piscina o l’allenamento, non è pura vanità estetica: è igiene del follicolo. 

Lo stress ossidativo estivo e il microambiente follicolare 

Se mettiamo insieme i tasselli visti finora, emerge un quadro coerente. I raggi UV generano radicali liberi e ossidano lo squalene cutaneo; il sudore aumenta il carico di acido lattico; il sale e il cloro indeboliscono le barriere protettive della cute e della fibra. Il denominatore comune di queste aggressioni ha un nome preciso: stress ossidativo. È la condizione in cui la produzione di molecole reattive supera la capacità dei tessuti di neutralizzarle, e rappresenta uno dei nemici più documentati della salute del follicolo. 

Un cuoio capelluto sottoposto a stress ossidativo cronico è un terreno meno fertile per la crescita del capello. L’infiammazione silente che ne deriva può accorciare la fase di crescita, favorire l’ingresso anticipato dei follicoli nella fase di riposo e, nel tempo, contribuire a un progressivo indebolimento della radice. È esattamente il tipo di contesto in cui una perdita stagionale, di per sé fisiologica, rischia di sommarsi a una fragilità di fondo, rendendo il fenomeno più marcato e persistente.

Ed è qui che entra in gioco un concetto fondamentale: la difesa antiossidante. Se il problema è un eccesso di molecole reattive, la risposta razionale è sostenere le capacità protettive del cuoio capelluto con sostanze in grado di contrastare quell’ossidazione. Non a caso, molte delle molecole più studiate in tricologia sono potenti antiossidanti. È il caso delle procianidine B2, polifenoli di cui la Mela Annurca Campana possiede una delle più alte concentrazioni conosciute e la cui azione sulla stimolazione del follicolo è stata documentata da studi del Dipartimento di Farmacia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. Lo stesso principio vale per gli estratti derivati dalle cellule staminali vegetali, di cui abbiamo parlato distinguendo la scienza dal marketing nell’articolo sulle cellule staminali vegetali per capelli: il loro valore reale non sta in una improbabile “rigenerazione”, ma proprio nella capacità di proteggere il microambiente follicolare dallo stress ossidativo e di modularne i segnali. In estate, quando quel microambiente è più esposto che mai, questo tipo di supporto assume un senso particolarmente concreto. 

Perché l’autunno è il vero banco di prova (e perché agire adesso) 

A questo punto è chiaro perché la caduta si percepisca soprattutto in autunno pur avendo le sue radici, letteralmente, nei mesi estivi. Il follicolo accumula stress durante l’estate, entra in fase di riposo, e libera il capello alcune settimane più tardi, quando ormai siamo tra settembre e novembre. L’autunno, insomma, è il momento in cui “si presenta il conto” di ciò che è successo prima. È anche il periodo in cui, statisticamente, un maggior numero di persone si rivolge a uno specialista, spaventato da una perdita che sembra improvvisa ma che in realtà stava maturando da tempo. 

Questa dinamica temporale contiene però una grande opportunità. Se l’autunno è la conseguenza dell’estate, allora l’estate è la finestra ideale per intervenire in anticipo. Aspettare di vedere i capelli cadere per iniziare a occuparsene significa arrivare quando il processo è già avviato; agire durante i mesi caldi significa invece proteggere il follicolo mentre è sotto pressione, riducendo il carico di stress ossidativo e “bonificando” il microambiente prima che il picco autunnale si manifesti in tutta la sua portata. 

È un cambio di prospettiva importante. Troppo spesso la cura dei capelli è vissuta in chiave reattiva, come una risposta a un problema già evidente. La stagionalità della caduta ci insegna invece il valore di un approccio preventivo e programmato: preparare il terreno quando le condizioni sono più difficili è ciò che permette di attutire l’impatto quando la caduta diventa visibile. In questo senso, l’estate non va temuta come una minaccia, ma sfruttata come un’occasione di rinforzo. 

Come proteggere i capelli durante l’estate 

La protezione dei capelli in estate parte da una serie di accortezze quotidiane semplici ma sorprendentemente efficaci, che agiscono soprattutto sulla riduzione delle aggressioni esterne. La prima riguarda la difesa dal sole: proteggere la testa con un cappello o un foulard nelle ore di massima esposizione non è solo una questione di comfort, ma un modo per limitare il fotoinvecchiamento del cuoio capelluto e l’ossidazione dei lipidi cutanei. Chi tende a scoprire la cute per via di un diradamento già presente dovrebbe prestare un’attenzione ancora maggiore, perché in quelle zone la pelle è direttamente esposta ai raggi UV. 

Altrettanto importante è la gestione di ciò che resta sul cuoio capelluto dopo l’esposizione. Risciacquare i capelli con acqua dolce dopo un bagno in mare o in piscina permette di rimuovere il sale e il cloro prima che abbiano il tempo di agire in profondità. Allo stesso modo, dopo un allenamento o una giornata di sudorazione intensa, una detersione delicata ma efficace aiuta a eliminare il sudore, con il suo carico di acido lattico, e il sebo in eccesso, evitando che ristagnino a contatto con la radice. L’obiettivo non è lavare i capelli in modo aggressivo o compulsivo, che sarebbe controproducente, ma mantenere pulito e libero il microambiente del follicolo con prodotti rispettosi dell’equilibrio della cute. 

Sul fronte della fibra, è utile puntare sull’idratazione e sulla riparazione. I trattamenti nutrienti aiutano a compensare la disidratazione provocata da sole, sale e cloro, restituendo morbidezza ed elasticità a un capello messo alla prova. È saggio invece ridurre al minimo, nei mesi più caldi, le ulteriori fonti di stress termico e meccanico: phon a temperature elevate, piastre, spazzolature aggressive su capelli bagnati e fragili. Infine, un aspetto spesso dimenticato è quello sistemico. L’idratazione dall’interno, bevendo a sufficienza, e un’alimentazione ricca di antiossidanti, vitamine e minerali sostengono la salute del capello dalla radice, offrendo al follicolo le risorse di cui ha bisogno proprio nel momento in cui è più sotto pressione.

Preparare il follicolo all’autunno: l’approccio scientifico 

Le buone abitudini estive sono la base indispensabile, ma agiscono soprattutto sulla superficie, riducendo le aggressioni esterne. Per incidere davvero sulla robustezza del follicolo e attenuare il picco autunnale occorre spingersi un passo più in là, verso il microambiente in cui la radice vive e verso i segnali biologici che ne governano l’attività. È il terreno su cui la tricologia più avanzata sta concentrando l’attenzione, e su cui si gioca la differenza tra il semplice “curare i capelli” e il “preparare il follicolo”. 

Il primo obiettivo di un approccio scientifico è la bonifica del microambiente follicolare. Ridurre l’accumulo di acido lattico e squalene, contrastare lo stress ossidativo, riportare la cute in una condizione di equilibrio: questo significa liberare il follicolo dai fattori di interferenza che ne compromettono il metabolismo, permettendogli di lavorare nelle condizioni migliori. È un lavoro di “pulizia biologica” che ha senso soprattutto in un periodo, come l’estate, in cui quel microambiente è più carico di sostanze potenzialmente dannose. 

Il secondo obiettivo, più sottile e affascinante, riguarda i segnali. Il follicolo che si indebolisce spesso non muore, ma riceve istruzioni biochimiche che lo spingono verso il riposo prolungato. È il tema che abbiamo esplorato nell’articolo sull’epigenetica e i capelli: l’ambiente, lo stile di vita e, potremmo aggiungere, anche lo stress stagionale influenzano il modo in cui le cellule del follicolo leggono e interpretano le proprie istruzioni genetiche. Agire su questi segnali significa provare a favorire il mantenimento dell’attività e il risveglio dei follicoli ancora vitali, invece di lasciarli scivolare passivamente nella fase di caduta. Preparare il follicolo all’autunno, in quest’ottica, non vuol dire soltanto proteggerlo dall’esterno, ma sostenerlo dall’interno del suo stesso linguaggio cellulare. 

Il Protocollo IN & OUT di Hilaria Cosmetics: un esempio di preparazione mirata 

Per rendere concreti questi principi è utile osservare un approccio che li mette in pratica in modo coerente. Hilaria Cosmetics ha sviluppato una formula basata sulle cellule staminali vegetali estratte dalla Mela Annurca Campana IGP, tutelata dal Brevetto Ministeriale N. 102022000015723, pensata per agire proprio sui due fronti di cui abbiamo parlato: la bonifica del microambiente follicolare e la modulazione dei segnali cellulari ad azione epigenetica. Non un generico “prodotto contro la caduta”, ma una tecnologia costruita attorno a un meccanismo dichiarato. 

La struttura del Protocollo IN & OUT riflette esattamente la logica del prendersi cura del follicolo su più livelli contemporaneamente. L’azione OUT è affidata alla lozione topica, che lavora localmente sul cuoio capelluto contrastando lo stress ossidativo e sostenendo l’equilibrio del microambiente, proprio là dove, in estate, si concentrano il sudore, l’acido lattico e lo squalene ossidato. L’azione IN è affidata all’integratore a base di Mela Annurca, ricco di procianidine B2, i polifenoli antiossidanti la cui efficacia sulla stimolazione follicolare e sulla produzione di cheratina è stata documentata dagli studi dell’Università Federico II di Napoli. In questo modo il supporto arriva sia dall’esterno sia dall’interno, con un razionale particolarmente sensato in una stagione in cui il follicolo è messo alla prova su entrambi i fronti. 

Ciò che distingue questo approccio dal rumore di fondo del mercato non è uno slogan, ma la presenza degli elementi che rendono credibile un trattamento: un brevetto ministeriale, un meccanismo d’azione trasparente, una validazione clinica con miglioramento documentato sul 100% dei soggetti trattati e, dato ancora più rivelatore, un comportamento reale degli utilizzatori nel tempo. Su oltre 700 persone trattate, il tasso di riacquisto registrato è del 64%, un valore che in un settore segnato da un abbandono terapeutico elevatissimo pesa più di qualsiasi promessa: le persone tornano a scegliere un trattamento solo quando ne vedono i risultati. Utilizzare i mesi estivi per avviare un percorso di questo tipo significa affrontare l’autunno con un follicolo già sostenuto, invece di rincorrere la caduta quando è ormai in corso.

Aspettative realistiche: quando la caduta estiva rientra e quando va approfondita 

Una parte importante di un approccio scientifico consiste nel calibrare correttamente le aspettative, perché è proprio la confusione tra fisiologico e patologico a generare tanta ansia inutile o, al contrario, tanta sottovalutazione. Nella grande maggioranza dei casi, l’aumento della caduta di fine estate e inizio autunno è un fenomeno transitorio e reversibile: rappresenta lo “smaltimento” dei capelli entrati in riposo durante l’estate, e tende a rientrare spontaneamente nel giro di qualche settimana, man mano che i follicoli riprendono il loro ciclo e nuovi capelli iniziano a crescere. In questi casi la densità complessiva non è realmente compromessa, e la sensazione di perdita massiccia si ridimensiona da sola. 

Ci sono però situazioni in cui è opportuno non limitarsi ad aspettare. Se la caduta si prolunga ben oltre l’autunno, se è particolarmente abbondante, se si accompagna a un diradamento visibile in zone specifiche come le tempie o la zona superiore del capo, oppure se interessa un cuoio capelluto arrossato, pruriginoso o dolente, allora è saggio non attribuire tutto alla stagione e approfondire con una valutazione specialistica. La stagionalità, infatti, può anche fare da “detonatore” per una predisposizione preesistente, rendendo evidente un processo, come l’alopecia androgenetica, che stava progredendo più lentamente e in modo meno percepibile. 

Va inoltre ricordato che nessun trattamento, per quanto valido, agisce dall’oggi al domani. Il capello segue tempi biologici che si misurano in mesi, non in giorni, e qualunque percorso di rinforzo va valutato sull’arco di un ciclo completo. Avere aspettative corrette non significa ridimensionare le possibilità, ma metterle nella giusta prospettiva: proteggere e sostenere il follicolo in estate serve a modulare e attenuare la caduta autunnale, non a cancellarla come per magia. Ed è proprio questa consapevolezza a permettere di riconoscere i risultati reali quando arrivano, senza abbandonare un percorso valido perché non ha prodotto un miracolo immediato. 

Domande frequenti sulla caduta dei capelli in estate 

È normale perdere più capelli a fine estate? Sì, entro certi limiti è un fenomeno fisiologico e molto diffuso. Una quota maggiore di follicoli tende a entrare nella fase di riposo durante l’estate e a rilasciare il capello alcune settimane più tardi, motivo per cui la caduta si percepisce soprattutto tra fine estate e autunno. Nella maggior parte dei casi si tratta di una perdita transitoria che rientra spontaneamente. Diventa invece opportuno approfondire se la caduta è molto abbondante, si prolunga nel tempo o si accompagna a un diradamento visibile e localizzato. 

Il sole fa davvero cadere i capelli? Il sole non “stacca” direttamente il capello, ma i raggi UV danneggiano la cheratina della fibra e generano stress ossidativo sul cuoio capelluto, ossidando tra l’altro lo squalene cutaneo in composti pro-infiammatori. Questo indebolisce il microambiente del follicolo e contribuisce a renderlo più vulnerabile. Proteggere la testa nelle ore di massima esposizione è quindi una misura sensata, soprattutto in presenza di aree già diradate. 

Mare e piscina rovinano i capelli? Il sale del mare disidrata la fibra e, cristallizzandosi, esercita un’azione abrasiva sulla cuticola; il cloro della piscina è un ossidante che aggredisce la cheratina e il film protettivo della cute. Nessuno dei due provoca da solo una caduta importante, ma entrambi indeboliscono capello e cuoio capelluto. Il gesto più utile è risciacquare i capelli con acqua dolce subito dopo il bagno, per rimuovere sale e cloro prima che agiscano in profondità. 

Il sudore dello sport estivo influisce sulla caduta? Il sudore contiene acido lattico, una delle sostanze che la ricerca ha collegato all’indebolimento del follicolo quando si accumula nel suo microambiente. Con il caldo e l’attività fisica intensa la sudorazione del cuoio capelluto aumenta, incrementando questo carico. Non significa che lo sport faccia cadere i capelli, ma che una detersione delicata e regolare dopo l’allenamento aiuta a mantenere pulito il microambiente follicolare. Abbiamo approfondito questo meccanismo nell’articolo dedicato all’acido lattico e alla caduta dei capelli

Cosa posso fare in estate per limitare la caduta autunnale? La strategia migliore è preventiva. Sul piano quotidiano: proteggere la testa dal sole, risciacquare i capelli dopo mare, piscina e allenamento, detergere in modo delicato ma efficace, idratare la fibra e curare alimentazione e idratazione sistemica. Sul piano del follicolo, ha senso sostenere il microambiente e le difese antiossidanti proprio nel periodo di massimo stress, così da arrivare all’autunno con una radice più forte. Per una strategia calibrata sul tuo caso specifico, il confronto con una specialista resta lo strumento più affidabile.

Conclusioni: l’estate è la stagione della prevenzione 

La caduta dei capelli in estate, e più ancora il suo apparire prepotente in autunno, non è un evento misterioso né, nella maggior parte dei casi, un motivo di allarme. È il risultato di un intreccio di fattori comprensibili: un ciclo del capello che si sincronizza con le stagioni, un cuoio capelluto messo alla prova da sole, sale, cloro e sudore, e un microambiente follicolare che, tra squalene ossidato e acido lattico in aumento, diventa più difficile per la radice. Capire questi meccanismi trasforma una preoccupazione vaga in una conoscenza operativa, e la conoscenza è il primo strumento per agire bene. 

Il messaggio più importante da portare con sé è un cambio di tempistica. Se l’autunno è la stagione in cui la caduta si vede, l’estate è la stagione in cui la si prepara. Proteggere e sostenere il follicolo mentre è sotto pressione, invece di aspettare che i capelli cadano per correre ai ripari, è la differenza tra subire la stagionalità e governarla. Le buone abitudini quotidiane, unite a un supporto mirato del microambiente e delle difese antiossidanti, sono ciò che permette di arrivare al cambio di stagione con una chioma più solida. 

Per approfondire la tecnologia a cellule staminali vegetali della Mela Annurca e il Protocollo IN & OUT, puoi visitare il sito ufficiale Hilaria Cosmetics

E se desideri capire quale sia la strategia più adatta al tuo caso, distinguendo una caduta stagionale fisiologica da un fenomeno che merita attenzione, il consiglio è di non affidarti agli slogan ma al confronto con una specialista. La Dott.ssa Ilaria Chiriacò, ricercatrice e tecnico di laboratorio cosmetico ed erboristico specializzata in tricologia naturale, nonché mente scientifica delle formulazioni brevettate Hilaria, è a tua disposizione per una valutazione personalizzata. 

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Redazione Calvizie.net
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La redazione di Calvizie.net è formata da medici, specialisti e appassionati al tema della tricologia. Dal 1999, ci dedichiamo a diffondere informazioni sempre aggiornate sulla cultura della salute dei capelli.
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