Guida completa alla tecnica, differenze con il tatuaggio tradizionale e processo di applicazione dei pigmenti
Chi è Elisabetta Belfiore e di cosa si occupa
Elisabetta Belfiore è una professionista specializzata in tricopigmentazione. Nella sua attività si occupa di trattamenti di dermopigmentazione finalizzati al camouflage di condizioni come calvizie, diradamenti e aree cicatriziali, con protocolli personalizzati (ad esempio effetto rasato, effetto densità e copertura di cicatrici).
Relatrice in congressi nazionali e internazionali e docente in ambito universitario, è autrice di pubblicazioni scientifiche. Mostra un forte impegno nella formazione e nella divulgazione.
Un elemento centrale del suo approccio è la progettazione del trattamento “su misura” e l’integrazione, quando opportuno, con percorsi medici, cosmetici o chirurgici già in corso, mantenendo aspettative realistiche rispetto a ciò che la tricopigmentazione può (e non può) fare.
Tricopigmentazione: definizione e obiettivo reale della tecnica
La tricopigmentazione è un trattamento di micropigmentazione del cuoio capelluto che crea l’illusione ottica della presenza di capelli nelle aree in cui sono assenti o diradati. L’obiettivo non è “far ricrescere” capelli, ma modificare la percezione visiva della zona trattata attraverso microdepositi puntiformi di pigmento che imitano l’aspetto dei follicoli (effetto rasato) oppure riducono la trasparenza della cute (effetto densità).
- È una tecnica di camouflage: migliora l’aspetto estetico “simulando” la presenza di capelli.
- Non è una terapia causale dell’alopecia: non riattiva follicoli miniaturizzati e non sostituisce le cure mediche quando indicate (es. gestione dell’alopecia androgenetica o di altre condizioni).
In quali casi può essere utile?
Le applicazioni più frequenti riguardano:
- Alopecia androgenetica / calvizie comune (uomo e donna), soprattutto quando si desidera un effetto rasato uniforme o una riduzione delle trasparenze.
- Alopecia areata e Alopecia cicatrizzale (in alcuni casi selezionati, come supporto estetico).
- Esiti cicatriziali (post-trapianto FUE/strip, post-trauma o esiti chirurgici) tramite “effetto cover”.
- Integrazione post-trapianto: può migliorare la percezione di densità riducendo il contrasto cute/capelli e mascherando cicatrici o aree “vuote” fra innesti.
Nel caso femminile, dove spesso i capelli vengono portati lunghi, l’obiettivo è frequentemente ridurre il contrasto tra cuoio capelluto e capelli sottili/diradati, migliorando la resa estetica soprattutto nella zona del FRONT; MID e centrale/vertice.
Le 3 modalità principali: rasato, densità, cover
La tricopigmentazione non è “una sola cosa”: cambia molto in base al risultato desiderato.
- Effetto rasato: ricostruzione dell’aspetto del capello rasato con densità coerente al grado di calvizie.
- Effetto densità: Micro puntini inseriti tra i capelli esistenti per ridurre le trasparenze e aumentare la percezione di volume.
- Effetto cover: attenuazione visiva di cicatrici post-trapianto, post-trauma o lesioni.
Come funziona
Il risultato dipende da un equilibrio tra ottica e biologia cutanea.
1) Ottica: contrasto e micro-pattern
L’occhio umano interpreta come “capelli” un insieme di micro-punti che rispettano alcune condizioni:
- dimensione dei punti coerente con il diametro del capello e con la distanza tipica tra follicoli;
- densità non uniforme ma “naturale”, con gradienti e micro-variazioni;
- assenza di pattern geometrici ripetuti (effetto artificiale).
2) Biologia: profondità e comportamento del pigmento
La profondità di impianto è determinante: l’obiettivo è depositare pigmento a livello superficiale (epidermide/derma superiore) in modo controllato, così da ottenere punti nitidi e stabili. In analisi tecniche recenti sulla SMP, l’aderenza a un protocollo “zero bleeding” viene descritta come strategia per mantenersi a una profondità corretta (evitando di scendere troppo nel derma, dove aumenta il rischio di diffusione del pigmento).
Tricopigmentazione vs tatuaggio tradizionale: differenze chiave
È comune associare la tricopigmentazione al tatuaggio, perché il gesto tecnico “sembra” simile (ago + pigmento). Tuttavia, finalità, progettazione e parametri operativi sono molto diversi.
1) Obiettivo estetico
- Tatuaggio tradizionale: linee, campiture, colori e forme.
- Tricopigmentazione: micro-puntinatura finalizzata a imitare follicoli o densità, quindi massima priorità a naturalismo e coerenza con capelli e cuoio capelluto.
2) Strato cutaneo “target” e rischio di diffusione
Nella SMP viene descritto l’inserimento di micro-gocce di pigmento attraverso l’epidermide fino al derma superiore; la qualità del risultato dipende dall’abilità dell’operatore nel mantenere costante questa profondità nonostante le variazioni dello spessore cutaneo.
Nel tatuaggio tradizionale, soprattutto per campiture e linee marcate, la logica di profondità e saturazione può essere differente: nel contesto cuoio capelluto, un impianto troppo profondo aumenta il rischio che il punto perda nitidezza e “sbavi”, compromettendo l’effetto follicolare.
3) Pigmenti e requisiti di sicurezza
Pigmenti e miscele utilizzate per tatuaggi e per trucco permanente/micropigmentazione sono oggetto di attenzione regolatoria e tossicologica: possono contenere pigmenti, additivi e impurità; alcune componenti (o contaminazioni) possono essere problematiche per sensibilizzazione o altri rischi.
In UE, inoltre, migliaia di sostanze potenzialmente presenti in miscele per tatuaggio e permanent make-up sono state ristrette nell’ambito del regolamento REACH, proprio per ridurre l’esposizione a sostanze pericolose.
4) Permanenza e gestione nel tempo
La tricopigmentazione viene spesso impostata con l’idea di un risultato che possa essere mantenuto e, se necessario, adattato all’evoluzione del diradamento nel tempo (variazioni di densità, hairline, stile). Nella pratica, la durata effettiva dipende da molte variabili (cute, esposizione UV, tecnica, profondità, tipo di pigmento), per cui la gestione corretta include controlli e possibili ritocchi.
Il processo di applicazione dei pigmenti: step-by-step tecnico
Di seguito una descrizione tecnica, utile per capire cosa succede davvero durante un percorso ben strutturato.
1) Valutazione iniziale e definizione dell’obiettivo
Si parte da una valutazione che considera:
- tipo di alopecia/diradamento e sua stabilità;
- qualità del cuoio capelluto (cute irritata, dermatite, cicatrici, seborrea);
- stile desiderato (rasato vs densità vs cover);
- coerenza estetica (morfologia del viso, età, aspettative, stile di vita).
Punto critico: la tricopigmentazione non “cura” la causa della perdita. In molti casi il miglior risultato si ottiene quando la parte estetica si affianca, se indicato, a una gestione medica/dermatologica della condizione di base.
2) Progettazione: hairline, densità, gradienti
La progettazione non è un dettaglio grafico: è una componente tecnica.
Una hairline troppo “disegnata” o eccessivamente lineare è uno dei motivi più comuni di artificiosità percepita. Per questo si lavora con linee “morbide”, irregolarità controllate e gradienti tra frontale e zone più dense.
3) Preparazione e strumentazione
La procedura prevede l’utilizzo di un dermografo specifico che introduce pigmenti nel derma superficiale con aghi sterili e monouso.
Dal punto di vista tecnico, la letteratura descrive strumenti “tattoo-like” con aghi che lavorano ad alta frequenza; la variabile fondamentale resta la calibrazione operatore-dipendente (profondità, pressione, velocità, scelta ago/cluster).
4) Deposizione: pointillism controllato (non “riempimento”)
L’operatore deposita micro-punti secondo una logica di pointillism:
- punti piccoli e nitidi;
- densità progressiva (layering), non saturazione immediata;
- distribuzione randomizzata per evitare “effetto stampo”.
Molti protocolli descrivono un incremento graduale della densità nelle sedute successive e l’uso di criteri pratici (come il “zero bleeding”) per restare nello strato cutaneo corretto.
5) Numero di sedute e tempi
Nel percorso informativo viene indicata una struttura frequente in tre sedute, con le prime due ravvicinate e una terza a distanza di circa un mese per controllo e perfezionamento.
La durata varia con estensione e quadro clinico: alcune situazioni richiedono più tempo per sessione, soprattutto in caso di alopecie estese.
6) Guarigione, stabilizzazione e follow-up
Dopo la seduta, la cute attraversa una fase di assestamento: l’aspetto immediato non coincide sempre con quello finale dopo la guarigione. È proprio per questo che il lavoro viene spesso “costruito” in più step e rivalutato.
Sicurezza ed eventi avversi: cosa è corretto sapere
Reazioni locali e complicanze possibili
Le procedure di introduzione di pigmenti nella cute (tatuaggio, PMU, micropigmentazione) possono essere associate a:
- irritazione, prurito, eritema transitorio;
- infezioni (soprattutto in caso di scarsa sterilità o contaminazione dei materiali);
- reazioni allergiche o infiammatorie;
- reazioni granulomatose ritardate (più rare ma documentate).
Una revisione sistematica recente focalizzata su reazioni granulomatose dopo tatuaggio e micropigmentazione riassume la varietà di presentazioni cliniche e l’importanza della valutazione specialistica in caso di lesioni persistenti o sintomi non transitori.
Riduzione del rischio: cosa conta davvero
In termini pratici, la riduzione del rischio dipende da:
- selezione corretta del candidato (cute non infiammata, condizioni dermatologiche gestite);
- aghi monouso, ambiente idoneo, tracciabilità e conformità dei pigmenti;
- tecnica di impianto controllata (profondità, densità, no “overworking”);
- aftercare e follow-up appropriati.
Limiti della tricopigmentazione
- non crea capelli reali e non sostituisce il trattamento dell’alopecia quando necessario;
- può richiedere mantenimento/ritocchi nel tempo;
- la resa varia con fototipo, esposizione solare, sebo, qualità cutanea e progressione del diradamento;
- il risultato dipende in modo critico dalla competenza dell’operatore: progettazione e profondità sono determinanti.
Conclusione
La tricopigmentazione è una tecnica di micropigmentazione del cuoio capelluto che, se eseguita con criteri rigorosi, può offrire un risultato estetico credibile in caso di calvizie, diradamenti e cicatrici. La differenza rispetto al tatuaggio tradizionale non è solo “di nome”: cambia l’obiettivo (follicolo/densità), cambiano i parametri tecnici (puntinatura, profondità controllata, layering), e cambia il modo in cui si progetta il risultato affinché resti naturale nel tempo.
Per maggiori informazioni e contatti
Per ulteriori approfondimenti o per richiedere una consulenza, è possibile consultare la scheda professionale di Elisabetta Belfiore, dove sono disponibili tutti i recapiti.















